Nepal, alluvione e valanga: il racconto di un italiano tratto in salvo

Un italiano racconta l’esperienza di salvezza dopo l’alluvione e la valanga in Nepal.

Un pullman travolto da una valanga di fango e detriti in una vallata del Nepal, con due italiani in salvo
Un pullman travolto da una valanga di fango e detriti in una vallata del Nepal, con due italiani in salvo

Il 27 agosto 2026, Stefano Lotumolo e Valentina Piccini, due italiani in vacanza nel Nepal, hanno vissuto un momento drammatico a causa di una valanga di fango e detriti che ha devastato una vallata. Il fotografo toscano e l’altra italiana erano a bordo di un pullman quando hanno visto l’onda di fango a pochi metri di distanza, con soli venti secondi per salvarsi. L’evento ha causato decine di morti e centinaia di dispersi, mettendo in luce l’impatto del cambiamento climatico e della degradazione dei ghiacciai in un’area a rischio.

Una valanga che ha spazzato via intere città

Il crollo del ghiacciaio, accompagnato da un boato sismico, ha generato un’ondata di fango e detriti che ha travolto la vallata. Lotumolo e Piccini erano a bordo di un pullman quando la massa di detriti ha raggiunto la zona a circa dieci metri di distanza. «Avevamo venti secondi per uscire dal nostro mezzo e salvarci», ha raccontato il fotografo. Secondo la sua testimonianza, gran parte della vallata è rimasta distrutta, con soli due pullman rimasti in piedi, tra cui il loro.

La perdita di documenti e la difficile partenza

Dopo l’incidente, il gruppo ha trascorso una notte in una sistemazione di fortuna sulla montagna, prima di essere soccorsi la mattina successiva dai militari nepalesi. «Siamo stati aiutati dai residenti e dalle guide, c’è stata un’unione totale in quel momento», ha spiegato Lotumolo. Tuttavia, la perdita dei documenti, dei soldi e degli altri averi ha reso più complessa la partenza. «Ho perso tutto», ha detto il fotografo, sottolineando l’impatto emotivo e materiale dell’esperienza.

Ora i due italiani si trovano in un albergo di Kathmandu, in attesa di completare le procedure per rientrare in Italia. L’agenzia che organizzava il viaggio li sta supportando nel processo di rientro. «Non sappiamo ancora di preciso quando potremo tornare, ma in qualche modo torneremo», ha dichiarato Lotumolo. L’evento ha messo in luce l’importanza di misure di prevenzione e di risposta rapida in contesti di alta vulnerabilità, come quelli legati al cambiamento climatico e alla degradazione dei ghiacciai. La tragedia ha suscitato un grande interesse internazionale, con numerose testimonianze e analisi sulle cause del disastro. Il crollo del ghiacciaio, considerato una «bomba» sismica, ha evidenziato come i cambiamenti climatici possano accelerare processi naturali pericolosi. Mentre i soccorsi continuano, i sopravvissuti cercano di ricostruire la loro vita, sperando in un futuro più sicuro e stabile.

  • 362 morti e oltre 1.400 dispersi per l’alluvione in Nepal
  • Valanga di fango e detriti che ha spazzato via intere città
  • Due italiani tratti in salvo dopo venti secondi di fuga

Il racconto di Lotumolo e Piccini rappresenta un caso emblematico di come il cambiamento climatico possa influenzare la vita quotidiana e le attività turistiche in aree vulnerabili. La loro esperienza ha anche sottolineato l’importanza della collaborazione internazionale e della preparazione alle emergenze. Mentre i soccorsi si concentrano sui sopravvissuti, l’attenzione si sposta anche sulle misure necessarie per prevenire futuri disastri simili.