Due italiani tra i dispersi dopo l’alluvione in Nepal, la Farnesina attiva verifiche
Due italiani tra i dispersi dopo l’alluvione in Nepal, la Farnesina attiva verifiche

Dopo l’alluvione che ha colpito il Nepal, due italiani sono tra i dispersi segnalati dalle autorità locali. L’evento, avvenuto nel distretto di Rasuwa al confine con il Tibet, ha causato un bilancio accertato di 270 morti e oltre 1.300 persone disperse. La Farnesina, il ministero degli Esteri italiano, ha attivato verifiche per localizzare i connazionali in difficoltà, attraverso i consolati a Calcutta e Kathmandu, e in collaborazione con i tour operator. L’evento ha suscitato preoccupazioni internazionali, con la partecipazione di cittadini di diversi Paesi, tra cui Singapore, Germania, Russia e Nuova Zelanda.
Verifiche in corso per due italiani dispersi
La Farnesina ha confermato che due italiani compaiono nell’elenco dei dispersi, ma la loro effettiva presenza nell’area deve ancora essere verificata. Tra i nomi segnalati c’è anche Marco Ratto, un cinquantenne di Rapallo, proprietario di un’oreficeria, che era partito da solo per il Nepal e aveva programmato escursioni con un gruppo di viaggiatori. I familiari hanno perso i contatti con lui dopo l’alluvione e si sono rivolti alla Farnesina. Al momento non è chiaro se Ratto sia tra i due dispersi segnalati, ma la famiglia spera che si trovi semplicemente in una zona con comunicazioni difficoltose.
La Farnesina ha disposto l’invio di personale a Kathmandu dall’Ambasciata a New Delhi per rafforzare la presenza sul posto e l’assistenza ai connazionali. Su indicazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, l’azione è volta a supportare i cittadini italiani in difficoltà e a garantire un’assistenza adeguata. Finora sono stati contattati circa 130 italiani che risultavano nella zona, ma la ricerca continua per individuare chi è ancora disperso o in pericolo.
La causa del disastro: crollo di una lingua glaciale
La frana che ha causato l’alluvione è avvenuta mercoledì 26 agosto nel distretto di Rasuwa, al confine tra Nepal e Tibet. Inizialmente si era pensato che fosse stato un terremoto a innescare il disastro, ma l’U.S. Geological Survey ha chiarito che la causa è stata il crollo di una lingua glaciale. Una grande massa di ghiaccio è precipitata dalla montagna, trascinando con sé rocce e detriti, e alimentando una gigantesca colata verso valle. L’acqua e il materiale hanno travolto strade, ponti e centri abitati, causando gravi danni.
Le autorità nepalesi hanno diffuso un bollettino aggiornato, ma il numero complessivo dei dispersi resta incerto. Le stime diffuse da Nepal e Cina non coincidono e potrebbero essere aggiornate con il proseguire delle ricerche. La Farnesina continua a monitorare la situazione e a fornire supporto ai connazionali in difficoltà, in collaborazione con le autorità locali e i tour operator. Nell’elenco dei dispersi figurano anche cittadini di diversi Paesi, tra cui 65 statunitensi, 53 ucraini, 51 malesi, 35 australiani, 33 britannici e 25 canadesi. Sono segnalati anche cittadini di Singapore, Germania, Russia, Lettonia, Sudafrica, Francia, Giappone e Nuova Zelanda. La situazione è complessa e le ricerche sono in corso per stabilire il numero esatto delle vittime e dei dispersi. La Farnesina continua a monitorare la situazione e a fornire supporto ai connazionali in difficoltà.
