La finanza globale non è pronta per un mondo multipolare. E Wall Street resta centrale

La finanza globale non è pronta per un mondo multipolare. Wall Street rimane centrale nonostante i tentativi di diversificazione.

Un mercato finanziario globale con Wall Street al centro, con investitori che cercano alternative ma non trovano alternative sufficienti
Un mercato finanziario globale con Wall Street al centro, con investitori che cercano alternative ma non trovano alternative sufficienti

La finanza globale non è pronta per un mondo multipolare. Nonostante i tentativi di diversificazione, i mercati finanziari non sono in grado di assorbire i flussi di capitale su larga scala senza destabilizzarsi. Il dollaro americano, pur non essendo più il monopolio assoluto, rimane il pilastro principale del sistema internazionale. Alla fine del 2025, il dollaro rappresentava il 56,8% delle riserve valutarie globali e era utilizzato nell’89,2% delle operazioni in valuta estera. Questo dato, pur essendo in calo rispetto a decenni precedenti, conferma che Wall Street è ancora necessaria.

La capacità di assorbimento finanziario è un fattore chiave

La capacità di un mercato di ricevere, valutare, coprire e regolare enormi flussi di capitale senza provocare oscillazioni estreme nei prezzi degli asset, nei rendimenti o nei tassi di cambio è un elemento cruciale. Questa capacità dipende non solo dal volume dei titoli disponibili, ma anche da borse, banche, operatori, stanze di compensazione, depositari, autorità di regolamentazione, tribunali, revisori, avvocati, fornitori di dati e misure di sostegno delle banche centrali. La diversificazione, spesso vista come una strategia per un singolo investitore, non è sempre applicabile a livello sistematico.

Un fondo pensione può vendere titoli del Tesoro statunitense e acquistare obbligazioni europee; una banca centrale può aggiungere oro o un’altra valuta alle proprie riserve. Tali operazioni sono semplici, se considerate marginalmente. Ma cosa succede quando migliaia di grandi istituzioni cercano di fare la stessa cosa contemporaneamente? I prezzi nei mercati di destinazione salirebbero, i rendimenti scenderebbero e le valute si apprezzerebbero. Le obbligazioni di alta qualità con scadenze adeguate diventerebbero scarse, i costi di copertura aumenterebbero e i limiti prudenziali o di benchmark inizierebbero a diventare vincolanti.

Il vantaggio degli Stati Uniti non è solo economico

Il mercato dei titoli del Tesoro statunitense, con 31,5 trilioni di dollari di titoli in circolazione e un volume medio giornaliero di scambi superiore a 1,2 trilioni di dollari, rappresenta un ecosistema finanziario senza pari. I titoli del Tesoro non sono semplici investimenti, ma riserve di valore liquide, garanzie reali, benchmark di prezzo e strumenti per soddisfare i requisiti normativi. A far da cornice a tutto ciò c’è un’infrastruttura istituzionale senza pari, in grado di determinare i prezzi, finanziare, coprire il rischio e regolare transazioni di enorme entità.

La capacità di Wall Street di trasformare risparmi globali in crediti liquidi è un vantaggio straordinario. Gli investitori apprezzano la possibilità di uscire rapidamente dall’investimento quasi quanto la garanzia di rimborso. Consideriamo ora le alternative. L’Europa dispone di istituzioni sofisticate e di ingenti risparmi, ma i suoi mercati dei capitali rimangono frammentati e manca di un’attività sicura comune paragonabile, in termini di dimensioni, ai titoli del Tesoro statunitensi. Questo è il motivo per cui l’Unione del risparmio e degli investimenti non è solo un programma per il finanziamento delle imprese europee, ma anche uno strumento importante dal punto di vista geopolitico.

Un sistema finanziario autenticamente multipolare non può essere semplicemente proclamato. Finché i mercati rivali non saranno in grado di svolgere queste funzioni su scala comparabile, il mondo potrebbe voler abbandonare Wall Street più rapidamente di quanto essa stessa sia in grado di fare. La volatilità che ha fatto seguito agli annunci statunitensi sui dazi nell’aprile 2025 ha dimostrato che gli investitori potrebbero coprire la propria esposizione al dollaro piuttosto che correre d’istinto verso di esso. Ma il desiderio di andarsene e la capacità di farlo rimangono due cose molto diverse.