Cameriera licenziata per foto di festa in giorno di malattia, giudice condanna azienda
Cameriera licenziata per foto di festa in giorno di malattia, giudice condanna azienda

Una cameriera di Bologna è stata licenziata per aver postato foto della sua festa di compleanno in un giorno in cui era in malattia. Il provvedimento è stato condannato dal Tribunale del Lavoro, che ha ritenuto illegittimo il licenziamento e ha ordinato all’azienda un risarcimento di circa 20 mila euro. La donna aveva comunicato via WhatsApp la sua assenza per motivi di salute, ma la gestione del ristorante aveva interpretato le foto pubblicate su Instagram come prova di un inganno. La sentenza ha chiarito che non c’è prova sufficiente per considerare la malattia simulata e che le contestazioni dell’azienda non giustificano una sanzione così grave.
La vicenda ha avuto inizio il 11 maggio 2025, quando la lavoratrice avvisò il proprio responsabile via WhatsApp comunicando l’impossibilità di prendere servizio la sera per motivi di salute. La risposta del referente fu un semplice «Ok». Il giorno successivo, la cameriera trasmette regolarmente alla società il certificato medico. Ciò nonostante, al suo rientro in servizio viene avviato un procedimento disciplinare che porta, il 21 maggio, al licenziamento. L’azienda aveva mosso tre contestazioni principali: essersi presentata al lavoro in una giornata di riposo, aver consumato il pasto durante l’orario di servizio e la pubblicazione su Instagram delle immagini della festa.
Le contestazioni dell’azienda
L’azienda ha mosso tre contestazioni principali: la cameriera si era presentata al lavoro in una giornata di riposo, aveva consumato il pasto durante l’orario di servizio e aveva pubblicato foto della festa su Instagram. Per la gestione del ristorante, quegli scatti rappresentavano la prova di un inganno, che si sarebbe concluso con il licenziamento. Tuttavia, il tribunale ha stabilito che le condotte contestate denotano al massimo una certa «superficialità», ma non sono sufficientemente gravi da spezzare il rapporto di fiducia.
Il giudice ha sottolineato che la donna aveva fornito una giustificazione per le sue azioni e che non c’è prova sufficiente per considerare la malattia fittizia. Inoltre, il tribunale ha chiarito che non può escludersi che il festeggiamento sia avvenuto in orario antecedente rispetto alle ore 18, cioè quando l’indisposizione fisica non si era verosimilmente ancora manifestata. Non risulta sufficientemente provato che la malattia della lavoratrice sia stata fittizia.
La sentenza del tribunale
Il Tribunale del Lavoro ha accolto il ricorso della lavoratrice, condannando l’azienda al pagamento di 10 mensilità di indennizzo oltre alle spese legali, per un totale di circa 20 mila euro. La sentenza ha stabilito che erano «insussistenti gli estremi del licenziamento per giustificato motivo soggettivo irrogato dalla società». Il giudice Alessandro D’Ancona ha chiarito che, nel merito dei singoli addebiti, la presunta irregolarità nei turni e la pausa pasto «non risultano di gravità tale da giustificare la sanzione massima». Le condotte contestate non giustificano una sanzione così grave.
La donna ha impugnato la decisione in tribunale senza chiedere il reintegro, ma pretendendo l’indennizzo per un licenziamento ritenuto del tutto ingiusto. Il provvedimento è stato considerato illegittimo, e la cameriera dovrà ricevere un risarcimento. Il titolare ha pubblicato i filmati: «Siete un esempio». La vicenda ha messo in luce come le contestazioni basate su foto sui social possano essere interpretate in modo errato, senza una valutazione oggettiva e completa.
