Attivisti pesaresi indagati per diffamazione aggravata dopo battaglia contro progetto Gnl
Attivisti pesaresi indagati per diffamazione aggravata dopo battaglia contro progetto Gnl

Attivisti pesaresi sono stati indagati per diffamazione aggravata dopo aver denunciato critiche al progetto Gnl di Fox Petroli. La causa civile, avviata con richiesta di 2 milioni di euro, ha portato a un’inchiesta penale che ha visto i due esponenti del comitato “Pesaro: no Gnl”, Lisetta Sperindei e Roberto Malini, formalmente notificati dai carabinieri. La battaglia, che ha visto l’interesse di organizzazioni internazionali come il Consiglio d’Europa e l’Alto Commissariato ONU per i diritti umani, continua con l’obiettivo di fermare un impianto che potrebbe aggravare il rischio ambientale e sanitario in un’area vicina a un’oasi naturalistica e a un centro urbano densamente popolato.
Diffamazione aggravata e battaglia per la trasparenza
La Fox Petroli ha accusato gli attivisti di aver diffamato la società nell’ambito della loro battaglia contro il progetto Gnl. I due attivisti, co-presidente di EveryOne Group e ex consigliera comunale, avevano segnalato “uno stato di degrado” e “evidenti problematiche di contaminazione” del suolo e delle falde acquifere. Le loro dichiarazioni, supportate da studi preliminari e segnalazioni della cittadinanza, hanno portato a indagini da parte della Procura e al parere negativo del Comitato tecnico regionale dei Vigili del Fuoco. Nonostante le accuse, i due attivisti hanno ribadito che non si arretreranno e continueranno a monitorare la situazione.
Le preoccupazioni non sono solo fantasie di attivisti, ma sono state confermate da atti istituzionali. Il Comitato tecnico regionale dei Vigili del Fuoco ha disposto nel 2025 il divieto di costruzione sulla base della documentazione allora esaminata. L’iter è proseguito con nuovi passaggi e prescrizioni. La Regione Marche ha chiarito che il progetto non può essere realizzato senza il positivo pronunciamento dell’Autorità di Bacino e il Nulla Osta di Fattibilità del Ctr.
Un’area a rischio e un progetto in discussione
Il sito del progetto Gnl, situato a Pesaro, è stato per oltre un secolo destinato a attività petrolifere, ma si trova adiacente all’Oasi del fiume Foglia, un’area naturalistica tutelata. Il progetto, che prevede la realizzazione di un impianto di liquefazione di gas metano, ha suscitato preoccupazioni per il rischio idraulico e ambientale. Il Piano assetto idrogeologico (Pai) recentemente pubblicato ha reso ancora più centrale la questione dell’inidoneità dell’area. La battaglia non riguarda solo il progetto di Pesaro, ma rappresenta un’importante difesa dei diritti ambientali. Gli attivisti continuano a chiedere trasparenza, controlli ambientali indipendenti e tutela della salute. “Non arretriamo”, ha ribadito Roberto Malini, sottolineando che le preoccupazioni non sono solo fantasie di attivisti, ma sono state confermate da atti istituzionali.
Il caso ha catturato l’attenzione di organizzazioni internazionali come FrontLine Defenders e la Coalition Against Slapps in Europe (Case), che hanno supportato la battaglia degli attivisti. Le slapp, o cause temerarie, sono strumenti utilizzati per bloccare la partecipazione pubblica a progetti ambientali. Malini ha commentato che “una slapp può funzionare anche senza vincere una causa. Non deve necessariamente mettere a tacere chi viene citato”. La battaglia, però, non riguarda solo il progetto di Pesaro, ma rappresenta un’importante difesa dei diritti ambientali e della partecipazione civile.
“Continueremo a difenderci con assoluta serenità, ma anche a lavorare perché questo genere di pressione giudiziaria non diventi il prezzo da pagare per chi esercita il diritto di partecipare alla vita pubblica”, ha concluso Malini, ribadendo l’impegno degli attivisti per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica.
