ChatGpt per adolescenti, l’esperto: «Le nuove protezioni non bastano. I genitori non si sentano deresponsabilizzati»

Andrea Monti critica le nuove protezioni di ChatGpt per adolescenti, sottolineando la necessità di responsabilità genitoriale.

Genitori e esperti preoccupati per la sicurezza dei minori nell'uso di ChatGpt per adolescenti
Genitori e esperti preoccupati per la sicurezza dei minori nell’uso di ChatGpt per adolescenti

OpenAI ha lanciato ChatGpt for Teens, una versione del chatbot pensata per gli utenti tra i 13 e i 17 anni, ma l’esperto Andrea Monti, docente della Sapienza di Roma, ha espresso preoccupazioni sulla sua efficacia. Secondo Monti, la sicurezza di un minore non può dipendere solo dalla piattaforma: «Come non daremmo le chiavi della macchina a un ragazzino, non dovremmo consentirgli di usare strumenti che ritieniamo pericolosi». L’esperto sottolinea che le nuove protezioni non bastano e che i genitori non si sentano deresponsabilizzati.

La responsabilità genitoriale non è delegabile

Monti ha chiarito che le decisioni sull’accesso dei minori alle piattaforme spettano alla famiglia e non possono essere affidate a sistemi di intelligenza artificiale. «La responsabilità genitoriale non è delegabile a uno strumento tecnologico», ha sottolineato. Il rischio, a suo parere, è quello della «deresponsabilizzazione dei genitori», un fenomeno che potrebbe portare a una mancanza di controllo diretto sui comportamenti dei figli online.

Le decisioni sull’accesso dei minori alle piattaforme spettano alla famiglia e non possono essere affidate a sistemi di IA.

Il sistema di stima dell’età utilizzato da OpenAI, basato su dati comportamentali e conversazionali, ha sollevato dubbi. Monti ha espresso preoccupazioni sulle implicazioni legali e sulla mancanza di un metodo affidabile per verificare l’età. «Questa opzione, peraltro ipotizzata anche da altri fornitori di servizi di piattaforma, è priva di senso», ha affermato.

Un sistema di stima dell’età non sufficiente

In Italia, l’età si accerta attraverso un documento di identità, ma online, «l’identità può essere verificata tramite Spid e, quando sarà pienamente funzionante, tramite il wallet europeo del quale l’italiano IT Wallet rappresenta un’applicazione in avanzato stato di realizzazione». Monti ha anche criticato l’uso di parametri biometrici per la stima dell’età, sottolineando che «non ha un reale valore giuridico e serve essenzialmente ad accumulare ancora più dati su una persona».

La raccolta di dati è uno dei meccanismi su cui le piattaforme hanno costruito il proprio modello, un aspetto non sufficientemente regolamentato.

Monti ha citato WT.Social, un social network fondato da Jimmy Wales, che aveva promesso di non profilare gli utenti e di finanziarsi attraverso un piccolo abbonamento. Il progetto, però, non è mai realmente decollato. «La morale della favola è che da un lato gli utenti si lamentano per la “violazione della privacy” ma, dall’altro, non sono disposti a compiere anche minimi sacrifici per proteggerla», ha sottolineato. Secondo Monti, il problema non è solo tecnologico, ma anche giuridico. «Oggi, un software, compresa l’IA, è considerata un’opera creativa, come la Divina Commedia, e non come un prodotto che dovrebbe essere costruito rispettando precise regole di sicurezza», ha affermato. L’esperto ha richiamato una causa avviata in Florida dai genitori di un minore morto suicida dopo le interazioni con una piattaforma di IA, sottolineando che «i legali non hanno impostato il processo su concetti fantascientifici come il fatto che l’IA sia “cosciente” o “viva” ma, più concretamente, sul fatto che l’IA è un prodotto e se è destinato ai minori deve essere sviluppato con particolari cautele».