I giovani cinesi trovano conforto nei «genitori virtuali»: un’alternativa alle pressioni familiari
I giovani cinesi si rivolgono ai «genitori virtuali» per trovare sostegno emotivo, in un contesto di pressione sociale e aspettative familiari.

Una nuova tendenza sta prendendo piede in Cina: i giovani si rivolgono ai cosiddetti «genitori virtuali» per trovare conforto emotivo, in un contesto di pressione sociale e aspettative familiari. Questi account, gestiti da creatori online, offrono un affetto virtuale che molti ragazzi non ricevono da casa. Vincent Zhang, un tecnico di 33 anni a Shanghai, consulta regolarmente i suoi «genitori virtuali» durante le pause di lavoro, cercando un momento di calma e sostegno.
Un affetto alternativo in un contesto di pressione
I «genitori virtuali» sono profili social che si presentano come figure genitoriali, offrendo parole di incoraggiamento e sostegno ai giovani. Questi creatori, spesso ex genitori o figure adulte che hanno vissuto esperienze difficili, si distinguono per un approccio empatico e non giudicante. Pan Huqian e Zhang Xiuping, una coppia con quasi due milioni di follower su Douyin, sono tra i più popolari. Nei loro video, rivolgono messaggi di sostegno ai giovani, dicendo frasi come: «Sei stanco per il lavoro e lo studio in questo periodo? Non sforzarti troppo. Mamma e papà sanno quanto hai sopportato».
Questo fenomeno è emerso in un contesto di crescente stress sociale. Il termine «neijuan» (内卷), che descrive una competizione estenuante in cui si gareggia sempre di più per ottenere sempre meno, ha reso sempre più difficile per i giovani trovare un equilibrio. L’antropologo Xiang Biao, che ha reso popolare il termine, lo descrive come una corsa senza uscita in cui non è ammesso fermarsi. In risposta, alcuni giovani hanno adottato il «tang ping» (躺平), lo «sdraiarsi», un movimento che prevede di smettere di rincorrere traguardi irraggiungibili.
Un modo per sfogare le tensioni
I «genitori virtuali» diventano quindi un canale per sfogare le tensioni accumulate. Vincent Zhang, che ha provato a parlare con una terapeuta, ha riconosciuto che piangere non avrebbe risolto nulla. «Mia madre non sarebbe cambiata, quindi potevo solo cambiare io il mio modo di vederli e prenderli come se fosse uno scherzo», ha spiegato. Per molti, questi account rappresentano un momento di calore emotivo in un contesto in cui i genitori reali spesso non riescono a comprendere le frustrazioni dei figli.
La disoccupazione giovanile in Cina supera il 15 per cento da anni, e molti si sentono schiacciati da aspettative che non riescono a soddisfare. I media di Stato hanno cercato di riportare il discorso sui binari della pietà filiale, ma Vincent non ci sta. «Posso capire le difficoltà dei miei, ma anch’io ho il mio trauma generazionale», ha detto. Per lui, il conforto offerto dai «genitori virtuali» è un momento di sollievo, anche se sa che non è una soluzione definitiva.
Per alcuni creatori, l’offerta di affetto virtuale è diventata un’attività redditizia. Pan Huqian, in un’intervista del 2024, ha raccontato di un’infanzia difficile, ma ha deciso di costruire un clima diverso per sua figlia, dicendole sempre che la voleva bene. «Sono stato via di casa per 33 anni e i miei non mi hanno mai detto una parola di incoraggiamento», ha confessato. Oggi, i suoi video offrono un affetto che molti giovani non ricevono da casa. Una psicologa, Liu Ting, ha spiegato che il successo dei «genitori virtuali» dipende dalla loro capacità di offrire un affetto a senso unico, senza aspettative. «È come una poppata: quando arriva l’ansia si beve un sorso di latte emotivo, che la calma per un momento», ha detto. Per Vincent, questo basta. «Credo che un po’ di calore sia meglio di niente», ha concluso.
