Crisi abitativa in Gaza: 2 milioni di persone in condizioni critiche e insostenibili
Condizioni di vita insostenibili in Gaza: 2 milioni di persone in tende logore e servizi al collasso.

La situazione abitativa nella Striscia di Gaza si presenta come una crisi umanitaria senza precedenti, con 2 milioni di persone, il 94% della popolazione, che necessitano urgentemente di assistenza. Il rapporto del Norwegian Refugee Council (Nrc), diffuso il 20 agosto 2026, svela una condizione di vita insostenibile, con famiglie intrappolate in tende logore, allagamenti e servizi al collasso. La ricerca, basata su quasi 2.000 interviste realizzate nel giugno 2026, mostra come la maggior parte delle famiglie sia costretta a vivere in condizioni che compromettono ogni aspetto della vita quotidiana.
Condizioni critiche e sfollamento massiccio
Oltre quattro famiglie su cinque sono classificate in condizioni “critiche” o “catastrofiche”, con il 54% della popolazione che rientra nella fase critica e un ulteriore 4% in quella catastrofica. Tutti i governatorati analizzati risultano nella fase 4 della classificazione internazionale della gravità del bisogno abitativo. Il 77% delle famiglie è ancora sfollato e il 45% è stato costretto a spostarsi almeno sette volte. La precarietà diventa una condizione permanente, con quasi due terzi degli abitanti che vivono in tende o rifugi improvvisati, mentre oltre la metà utilizza la stessa tenda da più di un anno.
Le famiglie sono intrappolate in condizioni che compromettono ogni aspetto della vita quotidiana. La ricerca sottolinea come la maggior parte delle famiglie non possa dormire, cucinare, lavarsi o proteggersi dalle temperature estreme. Il 91% delle famiglie dispone di sistemi di raffrescamento inefficaci e l’84% denuncia l’inefficacia dei mezzi per riscaldarsi. Per cucinare, quasi la metà delle famiglie brucia plastica, pneumatici, cartone o rifiuti, una pratica che espone a seri rischi sanitari.
Infestazioni, allagamenti e mancanza di aiuti
A tutto questo si aggiunge un ambiente esterno sempre più degradato, con il 98% delle famiglie che segnala almeno un pericolo nel raggio di dieci metri dal proprio riparo. Rifiuti accumulati, macerie, cani randagi, fosse fognarie scoperte e liquami sono ormai parte del paesaggio quotidiano. I roditori rappresentano l’emergenza più diffusa: il 92% li segnala nei dintorni dell’abitazione e l’89% all’interno. Le infestazioni provocano contaminazione degli alimenti, danni ai pochi beni posseduti e problemi sanitari diffusi. La crisi si misura soprattutto all’interno delle abitazioni. L’inverno scorso ha aggravato ulteriormente la situazione: il 71% delle famiglie è stato colpito da allagamenti e oltre l’80% di quelle interessate ha visto danneggiati materassi, coperte, vestiti e altri beni essenziali. Il 60% ha perso anche parte delle proprie scorte alimentari. La risposta umanitaria resta insufficiente, con solo il 10% delle famiglie che ha ricevuto aiuti per l’alloggio o beni non alimentari nel mese precedente all’indagine.
Le scorte disponibili di tende, coperte e materassi risultavano quasi esaurite già a giugno 2026. Le organizzazioni umanitarie attribuiscono gran parte di questo stallo alle restrizioni sull’ingresso di materiali da costruzione, carburante, impianti solari, macchinari per la rimozione delle macerie e altri beni considerati strategici, oltre alla cronica carenza di fondi. Per milioni di palestinesi, conclude il rapporto, la vera emergenza non è soltanto avere un tetto sopra la testa, ma recuperare le condizioni minime che permettono a una casa di essere davvero tale.
—
