Sei femminicidi in pochi giorni: «Le norme securitarie non bastano»
Sei donne uccise da ex compagno in pochi giorni: le istituzioni non applicano le misure di protezione.

Nei giorni scorsi, almeno sei donne sono state uccise da chi consideravano o avevano considerato un compagno di vita. I casi, concentrati in pochi giorni, hanno suscitato preoccupazione e indignazione per la mancanza di interventi istituzionali e la non applicazione di strumenti di protezione. I fatti, documentati da fonti verificate, mettono in luce una situazione di grave insufficienza nella prevenzione e nella gestione della violenza di genere.
Segnali ignorati e misure non applicate
La presidente della rete nazionale Differenza Donna, Elisa Ercoli, ha sottolineato che «la maggior parte dei casi aveva un alto livello di pericolosità e per questo motivo dovevano essere usati gli strumenti di protezione, ancora una volta non applicati dalle istituzioni». I segnali di allarme, spesso segnalati alle forze dell’ordine o ai centri antiviolenza, non sono stati sufficientemente presi in considerazione. In alcuni casi, le donne avevano già presentato querelle o richiesto interventi, ma nonostante ciò, i rischi non sono stati valutati in modo adeguato.
Le istituzioni non hanno agito nonostante i segnali di pericolo.
La mancanza di risorse e di formazione
La rete istituzionale contro la violenza di genere e i centri antiviolenza svolgono un lavoro indispensabile, ma spesso senza le risorse necessarie per farlo. «Serve un pensiero femminista e non pietista nelle azioni di governo», ha sottolineato Ercoli. Inoltre, le forze dell’ordine e gli assistenti sociali non sono adeguatamente formati sulle norme antiviolenza e sulle procedure da seguire. Questo gap di formazione e di risorse ha contribuito a una gestione inadeguata dei casi, spesso con conseguenze tragiche. Il caso di Maria D’Alessandro, 75 anni, uccisa a coltellate dal marito Faustino Cardillo a Sant’Angelo a Cupolo (Benevento), ha evidenziato come anche quando i segnali sono chiari, non sempre vengono presi in considerazione. Il marito, dopo aver tentato di ferirsi con lo stesso coltello, ha confessato il femminicidio durante l’interrogatorio delle forze dell’ordine. In casa c’era anche il più piccolo dei cinque figli della coppia, che avrebbe visto tutto.
Un sistema in crisi e una responsabilità collettiva
La mancanza di interventi tempestivi e la non applicazione delle misure di protezione hanno portato a conseguenze devastanti. «È insopportabile il silenzio assoluto di Meloni e di questo governo», ha detto Ercoli, sottolineando come la vita delle donne in Italia sia peggiorata negli anni. La responsabilità non è solo delle istituzioni, ma anche di una società che non riesce a riconoscere e a prevenire la violenza di genere.
La rete Differenza Donna ha chiesto un cambio di passo concreto, con maggiore attenzione alle segnalazioni, maggiore formazione per i professionisti coinvolti e un aumento delle risorse per i centri antiviolenza. «Serve prevenzione vera a partire dalle scuole», ha aggiunto Ercoli, ricordando che la violenza di genere non è solo un problema individuale, ma una questione di sistema. La situazione richiede una risposta immediata e un impegno concreto per evitare che le storie di donne uccise restino solo sui giornali e sulla coscienza di tutti. La prevenzione, le risorse e la formazione sono elementi fondamentali per un cambiamento reale e duraturo.
