Meta in giudizio negli Stati Uniti per il ruolo dei social media sui minori
Meta in giudizio negli Stati Uniti per il ruolo dei social media sui minori
Meta in giudizio negli Stati Uniti per il ruolo dei social media sui minori
Il processo contro Meta ha preso il via negli Stati Uniti, con un’azione legale promossa da quattro Stati – California, Colorado, Kentucky e New Jersey – che chiedono quasi 200 miliardi di dollari di sanzioni e modifiche sostanziali a Facebook e Instagram. L’azione, avviata nel 2023 da 29 procuratori generali, si inserisce nel più ampio contenzioso contro le grandi piattaforme social, con accuse che mirano a un comportamento dannoso per i minori.
Meta è accusata di aver nascosto i rischi delle sue piattaforme per gli adolescenti, di aver progettato funzionalità per spingerli a trascorrervi più tempo e di aver raccolto dati di bambini sotto i 13 anni senza il consenso dei genitori, in violazione della legge federale. La difesa, rappresentata dall’avvocato Paul Schmidt, ha sottolineato che l’azienda ha riconosciuto le difficoltà nell’uso dei social media e ha sviluppato strumenti per aiutare gli utenti. Tuttavia, le procure hanno liquidato queste misure come “barriere di carta velina”, poiché solo lo 0,2% degli adolescenti ha effettivamente utilizzato la funzione “fai una pausa”.
Un processo che potrebbe cambiare i social
La causa, che si svolgerà fino alla fine di settembre, vede la partecipazione di una giuria che dovrà valutare le accuse. Megan O’Neill, vice procuratrice generale della California, ha accusato Meta di aver condotto una campagna per ingannare e fuorviare utenti, legislatori, insegnanti e genitori. Secondo l’accusa, l’azienda ha inizialmente sospeso alcune funzionalità, consultando esperti che ne avevano raccomandato il divieto, ma ha ripristinato quelle nel 2020 per decisione di Mark Zuckerberg, dopo aver ricevuto informazioni sull’impatto sulla crescita della piattaforma.
La difesa sostiene che il caso riguardi un disaccordo su come Meta ha affrontato i problemi, non un inganno sistematico. L’avvocato Paul Schmidt ha sottolineato che i team di Meta avevano una missione di assicurare che Facebook non causasse alcun danno, e che erano incaricati di “individuare i problemi e lavorare per risolverli”. Tuttavia, le procure hanno mostrato documenti interni in cui alcuni dipendenti riconoscevano che determinate funzionalità “sfruttavano le debolezze della psicologia umana”.
Un confronto tra due visioni del ruolo di Meta
Il processo ha visto la testimonianza di Arturo Bejar, ex ingegnere di Meta diventato una figura chiave nella battaglia delle famiglie contro il gruppo. Ha raccontato che, al momento della sua assunzione, in azienda dominava lo slogan “Move fast and break things”, che incitava a mettere i prodotti nelle mani degli utenti il più rapidamente possibile, con conseguenze per la sicurezza. Questo approccio, ha sottolineato, ha portato a una priorità su velocità e crescita rispetto a considerazioni sulla salute mentale. Le donne accusano i social media di aver compromesso gravemente la salute mentale dei loro figli, con un impatto che si estende a tutta la società. Il caso potrebbe diventare un precedente importante, simile a quello dell’industria del tabacco, dove le aziende hanno pagato miliardi per danni causati ai minori. La giudice Yvonne Gonzalez Rogers, nota per aver sanzionato Apple e arbitrato il processo tra Elon Musk e OpenAI, dovrà decidere il verdetto finale.
Un futuro in bilico tra libertà e responsabilità
Il processo si svolgerà con la partecipazione di otto giurati che emetteranno un verdetto consultivo tra fine settembre e inizio ottobre. Mark Zuckerberg, il fondatore di Meta, è il testimone di punta annunciato, ma non confermato. La sua prima comparizione davanti a una giuria, a febbraio a Los Angeles, si era conclusa con una condanna storica, contro cui Meta ha fatto appello. Il caso potrebbe segnare un cambiamento significativo nel modo in cui i social media sono percepiti e regolamentati, con implicazioni non solo per Meta, ma per l’intero settore. La giustizia sta cercando di equilibrare la libertà di espressione con la protezione dei minori, un tema che si fa sempre più urgente nel contesto digitale.
