Sherlock, l’app di riconoscimento facciale, e il dibattito sulla privacy
L’app Sherlock, che permette di trovare una persona da una foto, non è più disponibile e solleva questioni su privacy e GDPR.

Da qualche giorno sui social circolano video che mostrano come, attraverso una semplice foto, sia possibile risalire all’identità di una persona incontrata per strada. L’app Sherlock, un servizio di riconoscimento facciale, ha suscitato interesse e preoccupazione, ma non è più disponibile. Il fenomeno ha acceso dibattiti su privacy, dati personali e normative come il GDPR. La tecnologia, sebbene promettente, solleva domande importanti: quanto è lecito identificare qualcuno senza il suo consenso?
come funziona sherlock
Il funzionamento di Sherlock è simile a altri servizi di ricerca inversa facciale: l’immagine viene confrontata con fotografie presenti su pagine pubbliche e il sistema restituisce possibili corrispondenze, spesso accompagnate da un punteggio di somiglianza. Tra i risultati sono comparsi account presenti su piattaforme come LinkedIn, Facebook, Threads, Pinterest e Quora. Non significa però che l’app abbia trovato con certezza quella persona: anche immagini di persone diverse possono essere considerate compatibili e i risultati vanno verificati. La tecnologia non garantisce sempre un risultato preciso, ma la sua capacità di generare corrispondenze ha suscitato interesse e preoccupazione. L’app, che fino a pochi giorni fa era disponibile solo per iPhone negli Stati Uniti, oggi non lo è più. Il trend è diventato rapidamente virale, ma dietro la curiosità per questa tecnologia si apre una domanda molto spinosa: quanto è lecito identificare qualcuno senza il suo consenso?
uso non consensuale dei dati
La questione più delicata riguarda ciò che succede alla fotografia caricata e ai dati ricavati dal volto: una cosa è cercare un’immagine online, un’altra è fotografare uno sconosciuto e utilizzarne il volto per provare a identificarlo. In Europa, infatti, il riconoscimento facciale può comportare il trattamento di dati biometrici, soggetti a una tutela particolarmente stringente prevista dal GDPR. Il rispetto della privacy è un tema cruciale, e la tecnologia di riconoscimento facciale deve essere gestita con attenzione. La popolarità dell’app ha messo in luce i rischi di un uso non consensuale dei dati e la necessità di normative chiare e rigorose. La questione non riguarda solo l’app in questione, ma un settore intero che si evolve rapidamente, con implicazioni significative per la privacy e la sicurezza dei dati personali.
A rendere il fenomeno ancora più complicato sono le numerose app-clone comparse dopo l’esplosione del trend. Molte riprendono il nome, l’aspetto o il funzionamento promesso da Sherlock, ma non necessariamente offrono lo stesso servizio: alcune possono essere utilizzate per raccogliere dati e immagini degli utenti. La proliferazione di queste app solleva preoccupazioni, soprattutto in un contesto in cui la protezione dei dati personali è sempre più discussa.
