Il carbonio come strumento per il Piano Mattei: l’Italia potrebbe diventare ponte verde tra Europa e Africa

L’Italia potrebbe sfruttare il mercato del carbonio per rilanciare il Piano Mattei, collegando l’Europa all’Africa in modo sostenibile e industriale.

L'Italia propone un piano per collegare l'Europa all'Africa attraverso il mercato del carbonio, riducendo emissioni e promuovendo sviluppo sostenibile
L’Italia propone un piano per collegare l’Europa all’Africa attraverso il mercato del carbonio, riducendo emissioni e promuovendo sviluppo sostenibile

L’Italia potrebbe sfruttare il mercato internazionale del carbonio per rilanciare il Piano Mattei, il progetto per lo sviluppo sostenibile dell’Africa. L’idea, avanzata da esperti del think tank Bruegel, prevede l’utilizzo di crediti generati da programmi di decarbonizzazione in Paesi partner, con un rapporto di uno a cinque tra le tonnellate di emissioni compensate in Europa e quelle ridotte fuori dall’Unione. L’obiettivo è creare un sistema che unisca clima, industria e geopolitica, permettendo all’Italia di giocare un ruolo centrale come ponte verde tra Europa e Africa.

Un mercato del carbonio più efficace

Secondo il dossier di Bruegel, una coalizione dei Paesi Ocse senza gli Stati Uniti, limitando l’uso dei crediti internazionali al 5% delle emissioni del 1990, potrebbe compensare meno di sette miliardi di tonnellate tra il 2036 e il 2050. Applicando un rapporto di uno a cinque, gli stessi acquisti contribuirebbero a finanziare quasi 34 miliardi di tonnellate di riduzioni nei Paesi terzi, con un beneficio globale netto stimato in circa 27 miliardi. Questo modello potrebbe trasformare la critica alle rigidità del Green Deal in un progetto operativo, riducendo i costi improduttivi per le imprese e aumentando gli investimenti industriali.

Il Piano Mattei come opportunità industriale

Il Piano Mattei, il progetto italiano per lo sviluppo sostenibile dell’Africa, potrebbe trovare una concreta traduzione attraverso il mercato del carbonio. L’Italia, con la sua posizione geografica, relazioni politiche e competenze industriali, avrebbe tutte le condizioni per guidare questa iniziativa. Roma potrebbe candidarsi a costruire una piattaforma tra l’Europa e i Paesi africani, a cominciare da quelli del Mediterraneo, attraverso la quale gli investimenti nella transizione energetica vengano collegati a riduzioni delle emissioni verificabili e certificate.

Le imprese e le istituzioni europee acquisterebbero crediti generati da programmi di decarbonizzazione realizzati nei Paesi partner; le risorse finanzierebbero reti elettriche, impianti rinnovabili, biometano, efficienza industriale, mobilità pulita, gestione dei rifiuti e tecnologie agricole. L’Africa, con il suo enorme potenziale solare, eolico e agricolo, potrebbe beneficiare di investimenti che riducono la scarsità di capitali, infrastrutture e capacità tecnologiche. L’Europa, a sua volta, potrebbe ridurre i costi di decarbonizzazione grazie a una collaborazione strategica.

Il sistema dovrebbe essere costruito con controlli molto severi, per evitare i rischi del passato, come progetti difficili da verificare, interventi che sarebbero stati realizzati comunque, doppio conteggio e riduzioni soltanto temporanee. Bruegel suggerisce di superare la semplice certificazione di singoli progetti, fissando standard comuni e controllando i risultati. I Paesi partner dovrebbero poter vendere crediti esclusivamente per le riduzioni ottenute oltre una traiettoria climatica stabilita preventivamente. Un “club degli acquirenti”, composto dall’Unione europea e da altri Paesi industrializzati, dovrebbe garantire che la stessa tonnellata non venga contabilizzata due volte.

La linea del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, potrebbe trovare una traduzione concreta su questo terreno. Urso chiede da tempo una revisione dell’ETS, maggiore flessibilità e una politica climatica che non si trasformi in deindustrializzazione. La ricerca del think thank non propone di abolire il mercato del carbonio, ma indica una possibile strada per renderlo meno autoreferenziale e più efficace: usare una parte delle risorse europee per finanziare molte più riduzioni nei Paesi partner. L’Italia potrebbe portare questa proposta a Bruxelles, collegandola al Piano Mattei e chiedendo la creazione di un corridoio europeo-africano per gli investimenti climatici certificati.