L’Antitrust multa 2,7 milioni i colossi del noleggio elettrico a Roma per disservizi programmati
L’Antitrust multa 2,7 milioni i colossi del noleggio elettrico a Roma per disservizi programmati e accesso difficoltoso alle corse gratuite.

L’Antitrust ha sanzionato con 2,7 milioni di euro Lime, Dott e Bird, i principali operatori del noleggio elettrico a Roma, per disservizi programmati e accesso difficoltoso alle corse gratuite. L’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato ha rilevato che le tre società, autorizzate a svolgere il servizio di micromobilità nell’area urbana, hanno adottato misure e strutture organizzative inadeguate a gestire le richieste degli utenti, rendendo faticosa l’attivazione e lunga l’attesa per il rilascio dei Pass. Il risultato? Un’esperienza di utilizzo del servizio estremamente frustrante per i cittadini, con ritardi che si accumulano fino a mesi e il 35-45% delle domande rimaste giacente nei cassetti digitali.
Un sistema di accesso alla gratuità farraginoso
Le carte interne delle aziende rivelano un’architettura del disservizio consapevole e programmata. Lime, ad esempio, ha mantenuto una gestione manuale estenuante delle richieste di attivazione del pass, affidandola a una singola risorsa amministrativa capace di processare non più di 20 pratiche a settimana. In una comunicazione interna, i manager mettevano a verbale la precisa volontà di «rendere difficoltoso a sufficienza il processo di attivazione» e «evitare eccessivo burden manuale», ben consci che assumere personale dedicato andava ad «ad abbattere ulteriormente l’Ebitda». La logica sottostante è spietata: un monopattino occupato da un abbonato Metrebus in corsa gratuita è un mezzo in meno a disposizione dei clienti paganti a tariffa piena.
Un’offerta di mobilità integrata come foglia di fico
Le tre società si sono aggiudicate l’Avviso pubblico triennale 2023-2026 proprio grazie ai punteggi premiali ottenuti offrendo condizioni agevolate e corse gratuite agli abbonati al trasporto pubblico locale. L’offerta di mobilità integrata è servita da «foglia di fico» sociale ed ecologica per vincere la gara. Tuttavia, una volta incassata la concessione, le aziende hanno trattato queste prestazioni come un costo improduttivo da sopprimere o limare al minimo.
Il Comune di Roma non si è dotato ab origine di strumenti di verifica e di penali immediate nel capitolato d’appalto per punire la mancata erogazione delle corse integrative. Lasciando che debba essere l’Antitrust — a distanza di quasi tre anni dall’avvio dei servizi — a dover ristabilire la legalità. L’Assessore alla Mobilità Eugenio Patanè ha annunciato che nel nuovo bando si cercherà di cambiare le regole, affidando la certificazione degli utenti a Roma Capitale e non più al semplice contatto tra utente e operatore.
Le associazioni dei consumatori, come il Codacons, hanno annunciato l’intenzione di avviare azioni legali e risarcitorie contro le tre società di sharing per tutelare gli abbonati Metrebus di Roma, privati ingiustamente delle corse gratuite garantite. L’Udicon, inoltre, ha evidenziato come le farraginose procedure d’attivazione abbiano trasformato l’integrazione tra trasporto pubblico e micromobilità in un’odissea a ostacoli. La transizione ecologica e la smart city non possono ridursi a una parata di veicoli sui marciapiedi se poi le aziende penalizzano i cittadini per tutelare i propri profitti. La situazione ha messo in luce una grave disallineamento tra le promesse iniziali e le pratiche reali, con conseguenze dirette sui cittadini che hanno visto i loro diritti contrattualmente garantiti violati.
