Giuseppe Conte difende la gestione della pandemia: “Stato di emergenza fu necessario”
Giuseppe Conte difende la gestione della pandemia, sottolineando la necessità dello stato di emergenza e la legittimità delle misure adottate.
Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha difeso durante l’audizione davanti alla Commissione Covid la gestione della pandemia, sottolineando che lo stato di emergenza fu necessario e non costituì una dittatura. L’ex premier ha ribadito che le misure adottate furono legittime e necessarie per salvaguardare la salute pubblica e mantenere l’ordine sociale. L’audizione si è svolta a Palazzo San Macuto, dove Conte ha anche depositato un verbale anonimo ricevuto in forma anonima, che riguarda la consegna di mascherine da parte della società JC Electronics Italia. Conte ha sottolineato che il verbale non contiene mascherine con efficacia filtrante, e ha espresso preoccupazione per l’uso di 100 milioni di euro per tali prodotti.
Legittimità delle misure e Dpcm
Conte ha spiegato che la strategia normativa si basò su tre pilastri: ordinanze del ministro della Salute, decreti legge e Dpcm. Ha sottolineato che i Dpcm offrirono un ampio spazio di tutela per i cittadini, che potevano impugnarli davanti al TAR. “I decreti legge hanno fornito la cornice di legittimità delle singole misure inserite nei Dpcm”, ha ricordato, sottolineando che il vaglio da parte dei singoli era molto mediato. L’ex premier ha anche spiegato che il decreto legge è adottato dal Cdm, mentre l’iter procedimentale dei Dpcm è molto più articolato, con il coinvolgimento delle Regioni e dei Comuni.
Relazione con le autonomie territoriali
Conte ha parlato del rapporto con le autonomie territoriali, sottolineando che la scelta di non adottare il potere sostitutivo dello Stato fu una scelta politica. “Abbiamo preferito coltivare un costante dialogo con le autorità territoriali”, ha detto, ricordando che ci furono momenti critici e difficoltà, ma la collaborazione fu sempre intenzionale. Ha avvertito che se fosse andata a uno scontro con i territori, le conseguenze sarebbero state gravi.
Conte ha anche criticato la Commissione, definendola “un plotone d’esecuzione nei miei confronti e come gabbia a protezione degli amministratori locali di certi partiti”. Ha rammaricato che la commissione avrebbe potuto lavorare in un clima diverso, e ha avvertito che non permetterà a nessuno di gettare ombre sulla gestione della pandemia. “Potete scavare quanto volete, ma non troverete mai qualcosa di illecito per quel che mi riguarda”, ha detto, sottolineando che comportamenti illeciti non ci sono mai stati.
Durante la crisi pandemica, ha aggiunto, “ho svolto il mio compito come la Costituzione impone, con disciplina e per onore”. Ha anche ricordato che lo stato di emergenza fu una misura legittima, non una dittatura, e che fu necessario per attivare tutte le procedure per gestire l’emergenza. “Non c’era una norma costituzionale, Sabino Cassese evocò una svolta autoritaria come in Ungheria, ma lo stato d’emergenza era legittimo perché un’emergenza c’era”, ha concluso.
