Ucraina, raid russi su Nova Poshta: logistica e e-commerce diventano nuovi fronti della guerra

Mosca intensifica attacchi su magazzini e hub logistici ucraini, Nova Poshta colpita 22 volte nel 2026.

Mosca attacca magazzini e hub logistici ucraini, Nova Poshta colpita in più occasioni
Mosca attacca magazzini e hub logistici ucraini, Nova Poshta colpita in più occasioni

Il 18 agosto 2026, la guerra in Ucraina si sposta verso nuovi fronti: i raid russi si concentrano su magazzini, hub logistici e furgoni del colosso ucraino Nova Poshta, che ha subito almeno 22 attacchi nei primi sei mesi dell’anno. La frequenza degli attacchi è quasi triplicata rispetto al periodo 2022-2025, quando l’azienda aveva subito in media un attacco al mese. Ora, in media, ne subisce uno ogni dieci giorni. Kiev risponde con attacchi mirati al gigante russo Wildberries, accusato di supportare le operazioni militari. La guerra, che si era concentrata su infrastrutture civili e militari, si estende ora al settore logistico e all’e-commerce, diventando un nuovo campo di battaglia.

Logistica e e-commerce al centro dei raid

Nova Poshta, leader del settore logistico ucraino, ha visto i suoi centri di smistamento e magazzini colpiti da almeno 22 raid tra gennaio e giugno 2026, il 31,4% del totale degli attacchi subiti dall’inizio dell’invasione russa. Tra i colpi più gravi, il 11 agosto, il ministero della Difesa russo ha affermato che nel “Centro di trasporto e logistica Kyiv-3” erano stoccati fino a 15.000 droni d’attacco FPV, dotati di carica esplosiva e cavo in fibra ottica. L’attacco ha causato la morte di un dipendente e ferite a quattro altri. L’azienda ha annunciato di aver attivato percorsi logistici alternativi per ridurre i ritardi nelle consegne e di risarcire i clienti per le spedizioni perse.

La guerra si allarga alla rete logistica, con i magazzini, i centri di smistamento e i mezzi di trasporto diventando nuovi bersagli. Il 15 giugno, un attacco missilistico ha distrutto una filiale di Nova Poshta a Kiev, mentre a inizio agosto, tre attacchi in cinque giorni hanno distrutto il principale centro distributivo di Brovary, un complesso di quasi 100.000 metri quadri che gestiva oltre 100.000 ordini al giorno. La stessa motivazione ha spinto Kiev a intensificare i raid su Wildberries, il gigante russo da 75 miliardi di dollari di fatturato, in grado di incidere sull’economia e la vita di milioni di russi.

Un’escalation di attacchi e risposte

La guerra si fa sempre più complessa, con gli attacchi non solo su infrastrutture civili, ma anche su centri logistici chiave. Il 18 luglio, i droni di Kiev hanno colpito i centri logistici di Kotovsk e Elektrostal, con Zelensky che ha definito gli attacchi “sanzioni a lungo raggio” in risposta ai colpi russi sulle città e sulle infrastrutture civili. Il giorno successivo, un funzionario ha rivelato al Financial Times che si trattava di “una rappresaglia per gli attacchi russi sulle strutture di Nova Poshta”. Mosca, a sua volta, ha accusato le aziende ucraine di stoccare merci dual use, utilizzabili sia per scopi civili che militari, tra cui componenti per droni, sistemi robotici e apparecchiature per la guerra elettronica.

Le tre aziende – Nova Poshta, Wildberries e Rozetka – sono leader nel settore online nei rispettivi paesi, ma il loro impatto economico varia. Secondo l’Ekonomichna Pravda, Wildberries ha una quota maggiore sull’economia russa, con il fatturato del suo marketplace che rappresenta lo 0,5% del Pil russo e il fatturato complessivo del gruppo che raggiunge il 2,85%. Rozetka, invece, ha un impatto minore, con un fatturato che si attesta appena allo 0,35% del Pil ucraino. Nonostante ciò, la guerra si allarga alla rete logistica, con i magazzini, i centri di smistamento e i mezzi che tengono in movimento il commercio diventando nuovi fronti di battaglia.

La guerra, che si era concentrata su infrastrutture civili e militari, si estende ora al settore logistico e all’e-commerce, con i magazzini e i centri di smistamento diventando bersagli privilegiati. La linea del fronte economico passa anche per i magazzini, i centri di smistamento e i mezzi che tengono in movimento il commercio. La guerra si fa sempre più complessa, con gli attacchi non solo su infrastrutture civili, ma anche su centri logistici chiave, con conseguenze economiche e sociali sempre più gravi.