La transizione verde in Italia si frena per mancanza di manodopera qualificata

La transizione energetica in Italia si frena per carenza di tecnici. L’Italia ha 11 figure chiave non reperibili nel settore delle tecnologie pulite.

Lavoratori tecnici in un impianto di pompe di calore, con attrezzature e strumenti di misurazione, in un'area industriale
Lavoratori tecnici in un impianto di pompe di calore, con attrezzature e strumenti di misurazione, in un’area industriale

La transizione verde in Italia si frena a causa della mancanza di manodopera qualificata. Dalla gestione operativa alle batterie elettriche, le 11 posizioni chiave del settore delle tecnologie pulite sono introvabili. L’Agenzia europea dell’ambiente ha evidenziato una carenza strutturale di personale, con un impatto significativo sul progresso del Green Deal. L’Italia, pur essendo leader in alcuni settori come il fotovoltaico e le pompe di calore, si trova in una posizione di svantaggio rispetto ad altri Paesi europei.

Un settore in crescita ma con carenze di personale

Il settore delle tecnologie pulite, composto da energia eolica, fotovoltaico, batterie e pompe di calore, ha registrato un incremento del 34,5% degli impieghi tra il 2010 e il 2023. Tuttavia, il report dell’Agenzia europea dell’ambiente segnala una mancanza di figure professionali chiave. Il 77% dei posti di lavoro non si trova nelle fabbriche di pale e turbine, ma a valle della filiera, ovvero nella gestione operativa, nel monitoraggio e nella manutenzione degli impianti già installati. Tra le professioni più richieste, si trovano idraulici, elettricisti e tecnici specializzati.

La scarsità di manodopera non è l’unico problema del mercato del lavoro. L’analisi dell’Agenzia europea dell’ambiente punta il dito soprattutto contro le montagne russe legislative del mercato italiano, con fasi di crescita che si alternano a forti rallentamenti. Un esempio? Le installazioni di fotovoltaico e pompe di calore salite a ritmi vertiginosi negli anni del Superbonus, salvo poi crollare. Sebbene l’Italia rimanga ai vertici per lavoratori impiegati nel settore delle pompe di calore, tra il 2017 e il 2022 ha visto svanire circa 6mila posti di lavoro.

Le 11 figure introvabili in Italia

L’Italia segnala criticità o mancanza di personale per undici figure professionali su quindici necessarie per far funzionare l’intera filiera delle tecnologie pulite. Tra queste, si distinguono elettricisti per l’edilizia, idraulici, posatori di tubazioni, meccanici ed installatori elettrici, tecnici dell’ingegneria elettrica, riparatori di macchinari, manovali edili, ingegneri elettrici, tecnici delle scienze fisiche, assemblatori di apparati elettronici, supervisori della produzione e meccanici riparatori di sistemi elettronici. Al contrario, le quattro professioni per cui l’Italia è messa tutto sommato bene sono gli impiegati di gestione della produzione, la segreteria, i capi ufficio e i muratori tradizionali.

La mancanza di giovani e donne nel settore rappresenta un ulteriore ostacolo. I lavoratori tra 15 e 24 anni rappresentano solo il 6-7% del totale, mentre un quinto della forza lavoro ha superato i 55 anni d’età. Questo rischio di emergenza si fa più concreto quando migliaia di tecnici esperti andranno in pensione senza un ricambio generazionale.

L’Italia, infatti, è la principale beneficiaria dei finanziamenti della piattaforma Step e ha incassato oltre 500 milioni di euro per finanziare programmi di formazione e riqualificazione della forza lavoro. Tuttavia, il report sottolinea che le montagne russe legislative del mercato italiano, con fasi di crescita alternate a rallentamenti, hanno contribuito a frenare la transizione energetica. L’Italia, ad esempio, ha visto svanire circa 6mila posti di lavoro nel settore delle pompe di calore tra il 2017 e il 2022, un processo che ora si cerca di arrestare attraverso i fondi europei. La transizione verde in Italia non è solo un problema di manodopera, ma anche di inclusione e di generazione. La scarsità di donne e giovani nel settore rappresenta un ulteriore ostacolo. Per superare questa crisi, è necessario un piano di formazione mirato e una politica di inclusione che coinvolga nuove generazioni e diversi profili professionali.