Un telescopio a quattro lenti e un manoscritto del Seicento attribuito a Galileo

Un manoscritto del 1666 attribuito a Galileo potrebbe rivoluzionare la storia dell’ottica. Descrizione di un telescopio a quattro lenti trovato a Città del Messico.

Un manoscritto del Seicento mostra un telescopio a quattro lenti attribuito a Galileo, conservato a Madrid
Un manoscritto del Seicento mostra un telescopio a quattro lenti attribuito a Galileo, conservato a Madrid

Un manoscritto del Seicento, conservato alla Biblioteca Nazionale di Spagna, ha rivelato una descrizione di un telescopio a quattro lenti attribuito a Galileo Galilei. La scoperta, analizzata da José María Moreno Madrid dell’Università di Limerick, potrebbe modificare la storia dell’ottica e del telescopio. Il documento, datato 8 agosto 1666, è stato trovato in un’opera intitolata “Observationes Diversarum Artium” e contiene una frase in latino: “fabricatum a Galilaeo”, che significa “fabbricato da Galileo”. La descrizione dettagliata del telescopio, incluso il disegno e le misure, suggerisce che l’astronomo pisano potrebbe averlo costruito almeno un decennio prima della sua comparsa pubblica.

Un telescopio a quattro lenti e una descrizione tecnica

Il telescopio descritto nel manoscritto non è il classico cannocchiale galileiano a due lenti, ma un sistema a quattro lenti, molto più complesso. Questa configurazione permette un campo visivo più ampio e un maggiore ingrandimento, ma l’immagine finale è capovolta. La descrizione di Ignacio Muñoz, un frate domenicano che aveva analizzato l’oggetto, indica che l’ottica era molto avanzata per l’epoca. La sua analisi, che include misurazioni e disegni, è considerata una delle prime descrizioni tecniche dettagliate di un telescopio a quattro lenti.

La struttura ottica non è quella tipicamente galileana e sarebbe comparsa nei documenti dieci anni più tardi, dopo la morte dell’astronomo italiano.

Il telescopio, se attribuito a Galileo, sarebbe arrivato a Città del Messico attraverso una serie di passaggi complessi. La sua storia potrebbe essere legata ai rapporti di Galileo con la corte spagnola, in particolare con la sua idea di utilizzare i satelliti di Giove per determinare la longitudine in mare. Nel 1630, Galileo inviò a Madrid un grande telescopio destinato a Filippo IV, ma la lente principale si danneggiò e dovette essere sostituita. Inoltre, arrivarono a Madrid anche due telescopi più piccoli destinati alla regina. In totale, tre strumenti costruiti da Galileo risultano documentati a Madrid.

Un viaggio attraverso l’Europa e le rotte del Seicento

La traccia del telescopio analizzato da Muñoz, però, si perde dopo la sua arrivo a Città del Messico, dove fu studiato e disegnato. Non esiste una catena documentaria che collegi il telescopio a uno dei modelli inviati a Madrid, né una lettera di Galileo che ne descriva la costruzione. Tuttavia, la descrizione di Muñoz permette di ricostruire la configurazione dell’oggetto. Non abbiamo più il tubo né le lenti, ma abbiamo una descrizione tecnica scritta quando lo strumento esisteva ancora.

Questo documento è particolarmente prezioso, poiché sappiamo poco dei telescopi di Galileo.

L’astronomo, pur avendo lasciato molte testimonianze sull’uso del cannocchiale, ha fornito poche informazioni sulla sua costruzione concreta. La sua fama, però, ha reso il nome di Galileo un simbolo di prestigio, e potrebbe aver contribuito a attribuire a lui strumenti costruiti da altri. La scoperta potrebbe anticipare di oltre un decennio la storia del telescopio terrestre a quattro lenti, aggiungendo una sfumatura importante al ritratto di Galileo come sperimentatore di strumenti.