Strokes, Reality Awaits sfida anche i fan più fedeli del rock
Il nuovo album degli Strokes, Reality Awaits, esce oggi per Sony Music. Le nove canzoni spiazzano gli ascoltatori con direzioni inaspettate e un uso massiccio di Auto-Tune su Casablancas.
Gli Strokes tornano con un progetto radicale che non sceglie la strada più comoda. Reality Awaits, uscito oggi per Sony Music, Cult Records e Rca Records, arriva sei anni dopo The New Abnormal, quell’album del 2020 che aveva riportato la band newyorchese al centro dell’attenzione mondiale, anche grazie al successo di brani come The Adults Are Talking presso una nuova generazione di fan. Questa volta il quartetto di Julian Casablancas non ha intenzione di ripetere formula alcuna.
A venticinque anni da Is This It?, il disco fondativo che aveva rivoluzionato il rock degli anni Duemila, la band ha deciso di allontanarsi ancora di più dalle aspettative. Il messaggio è inequivocabile: agli Strokes interessa sempre meno piacere a tutti. Anzi, come riferisce La Ragione, il gruppo sembra divertirsi nel spiazzare chi continua ad aspettarsi un’altra Someday o una nuova Reptilia, quei capolavori che ancora oggi definiscono un’intera generazione di rock alternativo. Ma Reality Awaits procede in direzione completamente opposta.
Nove canzoni che si trasformano e si deformano
Le nove tracce dell’album rifuggono sistematicamente la via più facile. Ogni brano subisce mutazioni impreviste, cambia direzione all’improvviso per poi tornare quasi al punto di partenza, creando un percorso che disordienta e affascina simultaneamente. Lonely in the Future ne è un esempio emblematico: la canzone inizia come una cavalcata rock tradizionale ma si trasforma rapidamente in una sorta di jam danzereccia, lasciando l’ascoltatore senza il terreno stabile sotto i piedi.
Questo approccio potrebbe sembrare provocatorio, eppure ascoltando l’album viene quasi spontaneo riconoscere una precisa volontà artistica dietro ogni scelta. Il coinvolgimento di Rick Rubin alla produzione non sorprende più di tanto, dato il suo storico di collaborazioni con artisti che desiderano esplorare territori sconosciuti. L’elemento che definisce gran parte del disco è però l’uso massiccio dell’Auto-Tune applicato alla voce di Casablancas, uno strumento che attraversa praticamente tutto l’album e che genera effetti molto differenti a seconda del contesto.
L’Auto-Tune come elemento narrativo
La voce filtrata dall’Auto-Tune accompagna un crescendo di oltre cinque minuti che prepara il terreno a Dine And Dash, uno dei brani più imprevedibili mai pubblicati dagli Strokes. In alcuni passaggi questo trattamento vocale riesce a creare un’atmosfera straniante e affascinante; in altri momenti finisce per mettere in risalto proprio la voce di Casablancas, quasi rendendo il processing digitale trasparente all’orecchio. L’effetto complessivo è di costante instabilità, dove niente è veramente prevedibile.
Il disco alterna ampiamente spoken word, improvvisazioni e continui giochi vocali che mantengono l’attenzione del listener in costante tensione. Questa frammentarietà intenzionale rappresenta forse il distacco più significativo dagli Strokes che il pubblico ricordava. Reality Awaits non è un album costruito per piazzarsi in radio o generare singoli di facile appeal. È invece un esperimento che mette alla prova anche i fan più fedeli, proprio come suggerisce l’ironia del sottotesto: se non vi piace questo disco, forse non li avete davvero capiti.
Sei anni di assenza dal catalogo ufficiale hanno lasciato spazio alla band di riconsiderare completamente il proprio linguaggio musicale. Quello che emerge è la fotografia di un gruppo ancora affamato di sperimentazione, che rifiuta di cristallizzarsi intorno ai propri successi passati. Reality Awaits documenta questa volontà di evoluzione, per quanto radicale e sfidante possa rivelarsi per chi continua a cercare negli Strokes l’energia diretta dei loro primi capolavori.
