Dazi Trump scattano oggi: tra il 10% e il 12,5% colpiti oltre 60 Paesi inclusa l’Ue
Da venerdì 24 luglio Trump applica nuovi dazi tra il 10% e il 12,5% su oltre 60 Paesi. Le tariffe sostituiscono le precedenti bocce dalla Corte Suprema e interesseranno il 99% del commercio Usa.


A partire da oggi, venerdì 24 luglio, scattano i nuovi dazi voluti dall’amministrazione Trump con aliquote comprese tra il 10% e il 12,5%. Le tariffe colpiranno oltre 60 Paesi al mondo, inclusa l’Unione Europea, e rappresentano una delle manovre commerciali più significative degli ultimi tempi, interessando il 99,4% dell’intero commercio statunitense.
I nuovi dazi sostituiscono il regime tariffario precedente, che era stato bocciato dalla Corte Suprema americana. L’entrata in vigore di questo nuovo pacchetto arriva proprio in corrispondenza della scadenza dei dazi precedenti, senza soluzione di continuità nei regimi di tariffazione. Si tratta di una continuità strategica nella politica commerciale americana verso una maggiore protezione delle industrie nazionali.
Una copertura pressoché totale del commercio americano
La portata della misura è straordinaria dal punto di vista degli scambi interessati: il 99,4% del commercio statunitense ricade sotto il nuovo regime tariffario. Questo significa che praticamente tutte le transazioni commerciali internazionali che coinvolgono gli Stati Uniti subiranno l’impatto dei dazi, indipendentemente dal settore o dalla natura dei beni scambiati.
L’ampiezza geografica dei nuovi dazi abbraccia oltre sessanta giurisdizioni nazionali e sovranazionali, con l’Unione Europea tra i soggetti direttamente interessati. La decisione di estendere le tariffe a così tanti Paesi evidenzia un approccio globale alla politica commerciale americana, piuttosto che azioni mirate verso specifiche economie.
Contesto e implicazioni economiche
L’implementazione di questi dazi segue la battuta d’arresto legale rappresentata dalla decisione della Corte Suprema, che aveva bloccato il precedente regime tariffario. La nuova struttura, con aliquote che variano dal 10% al 12,5%, rappresenta il tentativo di mantenere una linea protezionistica diversificata, con livelli di tassazione che possono adattarsi a diverse categorie di merci e partner commerciali.

Per l’economia globale, l’entrata in vigore di queste tariffe comporta conseguenze significative. I Paesi europei, che rappresentano partner commerciali rilevanti per gli Stati Uniti, si troveranno ad affrontare aumenti dei costi per le proprie esportazioni verso il mercato americano. Questo potrebbe determinare effetti a catena sugli equilibri commerciali bilaterali e sulla struttura delle catene di approvvigionamento internazionali.
Le aziende che operano nel commercio internazionale dovranno adattarsi rapidamente alla nuova struttura di costi. I margini di profitto di molte imprese esportatrici potrebbero subire pressioni significative, costringendo a rivalutazioni strategiche nelle decisioni di pricing e nella logistica commerciale. Le piccole e medie imprese, in particolare, potrebbero trovare più difficile assorbire gli aumenti derivanti dai nuovi dazi.
L’effetto sui prezzi al consumo interno americano potrebbe risultare contenuto nel breve termine, ma potrebbe emergere nel medio termine qualora gli importatori decidessero di traslare i costi alle catene distributive e infine ai consumatori finali. Allo stesso tempo, la misura riflette una strategia di stimolo verso la produzione domestica americana, che potrebbe beneficiare dalla riduzione della competizione estera.
L’applicazione di questi dazi rappresenta un momento cruciale per il commercio internazionale, segnando un’estensione significativa del protezionismo americano verso una platea molto ampia di Paesi. Le prossime settimane riveleranno come i partner commerciali americani risponderanno a questa manovra e quale sarà l’effettivo impatto sugli equilibri economici globali.
