Sigfrido Ranucci e la tentazione politica: M5S e Pd valutano, ma lui non si dimette

Sigfrido Ranucci, tra tentazioni politiche e impegno a Report, valutato da M5S e Pd. Lui nega progetti e dice: «Se non la smettono, lo faccio».

Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report, in discussione per una possibile candidatura politica, mentre si prepara a nuove puntate del programma
Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report, in discussione per una possibile candidatura politica, mentre si prepara a nuove puntate del programma

Il giornalista Sigfrido Ranucci, noto per la conduzione del programma di approfondimento Report, si trova al centro di una discussione politica che coinvolge il Movimento 5 Stelle (M5S) e il Partito Democratico (Pd). La questione nasce da una possibile candidatura del conduttore, un tema che ha suscitato interesse e dibattito tra i dirigenti dei partiti, ma che Ranucci stesso ha negato. L’interesse per una sua entrata in politica si sviluppa in un contesto di tensioni e inchieste, con l’attentato subito dal giornalista nell’ottobre 2025 che ha acceso dibattiti su responsabilità e contestazioni. La situazione si complica ulteriormente con l’arresto di Valter Lavitola, considerato un “amico fraterno”, e con le pressioni mediatiche che lo circondano.

La tentazione politica e la posizione di Ranucci

Nonostante la popolarità del giornalista, che ha visto in lui un potenziale elettorale anche da parte di Valter Lavitola, Ranucci ha espresso chiaramente la sua posizione. Secondo quanto riferito da Serena Riformato su Repubblica, il conduttore ha assicurato di non voler fare alcun passo indietro. «Non ho progetti politici in mente», ha detto, aggiungendo che «l’unico mestiere che ho dimostrato negli anni di saper fare è quello di giornalista». La frase, che circola spesso nelle sue conversazioni, è un chiaro segnale del suo impegno attuale, soprattutto per la nuova stagione del programma su Raitre, che intende guidare.

Le valutazioni dei partiti e le distanze culturali

Sebbene il nome di Ranucci sia già sul tavolo di M5S e Pd, la sua candidatura non è ancora certa. Secondo un retroscena di Mario Ajello sul Messaggero, Giuseppe Conte non si è mai esposto troppo a favore del giornalista, mentre Elly Schlein ha ipotizzato un retroscena politico dietro l’attentato di Pomezia, con allusioni a responsabilità del governo. Nel Pd, il sostegno più convinto sembrerebbe essere Sandro Ruotolo, storico collaboratore di Michele Santoro, ma esiste una distanza culturale con alcuni esponenti del partito, come Dario Franceschini. La situazione è ulteriormente complessa dal fatto che Ranucci ha sempre sostenuto il comitato del No al referendum sulla Giustizia, un impegno che potrebbe influenzare le sue scelte future.

La redazione di Report tornerà comunque al lavoro da lunedì, con nuove puntate che vedranno il conduttore impegnato come sempre. Mentre i dirigenti di Rai, tra cui l’amministratore delegato Giampaolo Rossi, valutano l’esito di un audit interno coordinato con la procura, la questione rimane aperta. La frase di Ranucci, «Se non la smettono, io veramente mi candido», resta sospesa tra speranza e minaccia, un segnale che potrebbe cambiare il corso delle cose.