Scontri No Tav in Val di Susa: oltre 120 feriti tra le forze dell’ordine

Violenti scontri durante il corteo No Tav in Val di Susa. Oltre 120 agenti feriti, sequestrati ordigni, due camionette date alle fiamme. Tre cittadini francesi respinti alla frontiera.

Agenti in tenuta antisommossa davanti ai cantieri di San Didero e Chiomonte durante gli scontri
Agenti in tenuta antisommossa davanti ai cantieri di San Didero e Chiomonte durante gli…

Violenti scontri hanno contraddistinto il corteo No Tav in Val di Susa, con un bilancio di oltre 120 feriti tra le forze dell’ordine. Gli incidenti sono scoppiati durante le manifestazioni del movimento che si oppone alla costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Lione, con attivisti che hanno lanciato pietre e bombe carta contro gli agenti in tenuta antisommossa posizionati vicino ai cantieri di San Didero e Chiomonte.

Le forze dell’ordine hanno dovuto fronteggiare un’escalation di violenza con diversi mezzi dati alle fiamme. Secondo quanto documentato da video e fotografie, due camionette dei Carabinieri e due della Guardia di Finanza sono state incendiate durante gli scontri. Nel corso delle operazioni sono stati inoltre sequestrati ordigni, il cui dettaglio completo è ancora in fase di verifica.

Al momento dell’attacco ai cantieri erano presenti una decina di operai, immediatamente allontanati e messi in salvo dalle autorità. Le attività nei siti di lavoro hanno subito interruzioni significative: secondo Telt, la società che gestisce il progetto, sono ancora da valutare i tempi necessari per rimuovere i detriti e ripristinare gli spazi di lavoro e i servizi in galleria.

Le reazioni delle istituzioni e dei sindacati

L’Associazione nazionale funzionari di polizia ha espresso solidarietà ai poliziotti e a tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine rimasti feriti. Il Sindacato Polizia di Stato ha sottolineato l’insostenibilità della situazione per gli uomini in divisa, mentre dalle istituzioni è arrivata una risposta ferma: i feriti sono descritti come il segno di un’aggressione allo Stato democratico che richiede una risposta decisa sul piano investigativo, giudiziario e istituzionale.

Nel corso degli eventi, tre cittadini francesi sono stati respinti alla frontiera. Le autorità hanno ribadito che non convince il ripetersi di dichiarazioni che, pur condannando formalmente le violenze, ricercano successivamente giustificazioni di natura politica o sociale.