La scelta di una famiglia: il figlio autistico non va a scuola senza insegnante di sostegno
Un padre denuncia la mancanza di insegnanti di sostegno per il figlio autistico e chiede intervento alle autorità.

Un padre di Belluno ha deciso di non mandare a scuola il figlio autistico, Delfo, senza l’insegnante di sostegno. La decisione, presa dopo una serie di valutazioni in famiglia, nasce da una situazione che si ripete ogni anno: la mancanza di personale specializzato. L’ufficio scolastico ha comunicato che la procedura per l’assegnazione dell’insegnante di sostegno si è incagliata, causando un blocco nella continuità didattica. Il padre ha spiegato che, senza l’insegnante, il figlio non potrà frequentare le lezioni in modo regolare. La scelta non è casuale, ma una forma di protesta per far emergere un problema strutturale.
Un diritto riconosciuto, ma non garantito
La famiglia ha stilato un “progetto di vita” per Delfo, un documento che mira a garantire un percorso concreto e personalizzato, in linea con la legge italiana e la Convenzione ONU. Il padre ha sottolineato che non si tratta di un atto burocratico, ma di un diritto fondamentale per le persone con disabilità. «Delfo dovrebbe andare in aula tutti i giorni, come tutti i bambini», ha detto. La scelta di non mandare il figlio a scuola è una forma di protesta, volta a far emergere la problematica legata alla carenza di docenti di sostegno.
Un problema comune in tutta la regione
La situazione non è isolata: altre famiglie del territorio si trovano nelle stesse condizioni. La carenza di docenti di sostegno è cronica, con oltre 500 posti vacanti in provincia di Belluno, di cui 105 solo nella classe di concorso dedicata al sostegno. Il padre ha spiegato che, nonostante le scelte non siano sempre le stesse, la mancanza di personale colpisce in modo significativo la vita quotidiana delle famiglie con figli disabili.
La famiglia ha inviato e-mail alle autorità regionali, provinciali e comunali, tra cui il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, il sindaco di Belluno, Oscar De Pellegrin, e l’ufficio scolastico territoriale. «Sappiamo che non tutte queste autorità sono direttamente competenti nell’ambito dell’istruzione, ma come cittadino, mi rappresentano all’interno delle diverse istituzioni», ha spiegato il padre. L’obiettivo è far emergere la problematica e chiedere un intervento concreto. La stessa email è stata inoltrata anche all’Ufficio scolastico territoriale di Belluno. Il padre ha ricordato che, lo scorso anno, avevano fatto la richiesta di continuità didattica e avevano ricevuto un buon esito. Oggi, invece, la procedura si è bloccata. «Mi chiedo quale problema abbia causato il blocco, ma spero che la settimana prossima si possa avere qualche buona novità», ha concluso.
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