Sanità in montagna: le terre alte temono tagli, chiedono attenzione e esperienza sul posto
Preoccupazione per la riorganizzazione sanitaria in montagna: chiesto che il direttore generale viva la realtà prima di decidere

Le terre alte temono tagli sanitari, chiedono attenzione e esperienza sul posto
La riorganizzazione della sanità in Veneto ha suscitato preoccupazioni tra le comunità montane, in particolare quelle delle terre alte. L’Associazione per la tutela della salute del cittadino e la salvaguardia degli ospedali di Pieve di Cadore e Agordo ha espresso un forte timore di ulteriori tagli, sottolineando che «la montagna ha dato abbastanza». «Prima di parlare di programmazione, in un territorio delicato come quello montano, bisogna viverci e lavorarci. Il direttore generale dell’Ulss 1 provi a vivere a Colle Santa Lucia o a Danta di Cadore. Poi, solo poi, possiamo discutere di tutto», ha detto il presidente Guido Trento.
La montagna non è un luogo secondario, ma un contesto complesso che richiede servizi specifici. L’Associazione ha sottolineato che i territori montani, soprattutto d’inverno, necessitano di un sistema sanitario adeguato, con servizi come chirurgia e cardiologia h24, disponibili sia in presenza che in reperibilità. Questi servizi sono considerati «indispensabili» per garantire la salute dei cittadini in un ambiente difficile.
La strategia dell’Ulss 1: evitare doppioni e sviluppare competenze locali
L’Ulss 1 Dolomiti ha annunciato una nuova direzione strategica volta a evitare doppioni e a sviluppare le competenze specifiche di ciascun ospedale. Il direttore generale Achille Di Falco ha spiegato che «le varie realtà ospedaliere hanno bisogno di collaborare e non devono esserci fratelli gemelli, cioè reparti che offrono gli stessi servizi». L’obiettivo è creare un modello più efficiente, sfruttando le potenzialità locali.
Non dobbiamo avere paura se puntiamo a non replicare modelli, perché siamo convinti che la montagna dà la possibilità di sperimentarne di nuovi. Di Falco ha rassicurato che, pur consapevoli delle criticità, si cerca di invertire la narrazione di una montagna con pochi servizi. La riorganizzazione partirà a settembre, ma le prospettive sono già tracciate: «Se scopriamo che alcune attività le sappiamo fare molto bene da una parte, in accordo con i professionisti cercheremo di trovare le modalità perché vengano sviluppate lì; è inutile replicarle identiche da un’altra parte», ha detto.
Le battaglie dell’Associazione: servizi salva-vita e psichiatria
L’Associazione ha da sempre chiesto il ripristino dell’emergenza-urgenza negli ospedali di Pieve di Cadore e Agordo, con chirurgia e cardiologia h24. Inoltre, ha sollecitato il potenziamento della psichiatria all’ospedale Santa Maria del Prato di Feltre. «Esiste ancora l’assioma per cui tutti i cittadini sono uguali in tema di salute? – si chiedono dall’Associazione -. Se la risposta è sì, allora non si tolgano servizi ai cittadini della montagna». La montagna deve avere gli stessi diritti e lo stesso accesso alla salute della pianura. L’Associazione ha scritto a tutti i candidati governatori del Veneto durante le ultime elezioni regionali, richiedendo una posizione chiara su due punti fondamentali per la sicurezza sanitaria delle comunità dolomitiche. La richiesta è stata fatta con forza e chiarezza, ma nasconde un timore: quello di veder attuati tagli sugli ospedali periferici, che servono territori complessi.
Un appello per una sanità più vicina alle comunità
«A questo punto, speriamo che non vengano tolti ulteriori servizi: la montagna ha dato abbastanza», hanno detto dall’Associazione. Il presidente Guido Trento ha ribadito che «prima di parlare di programmazione o di riorganizzazione, il direttore generale dovrebbe vivere qui. Ma non due settimane d’estate: 3-4 anni. Dovrebbe provare almeno un inverno in Comelico, o in Alto Agordino. Allora capirebbe cosa vuol dire avere il pensiero di non stare male in un territorio difficile, altrimenti c’è il rischio di non farcela ad arrivare in ospedale». L’appello è chiaro: la sanità in montagna non è un problema marginale, ma un tema cruciale per la salute e la sicurezza di migliaia di cittadini. La riorganizzazione deve essere fatta con attenzione, rispetto e una comprensione reale del contesto. La montagna non è un luogo secondario, ma un territorio che richiede un sistema sanitario adeguato e sostenibile.
