Salvini apre ai governatori ma non cambia la leadership: «Condivisione sì, ma niente formule da pentapartito»
Salvini cerca mediazione con nordisti ma non abbandona leadership, apertura ai governatori e sfida a Forza Italia sulle banche.

Matteo Salvini ha cercato di placare le tensioni interne alla Lega, incontrando i governatori del Nord e offrendo maggiore condivisione delle scelte, senza però mettere sul tavolo nuove formule di governance o un cambio di leadership. L’incontro, tenutosi a Roma, ha visto il segretario leghista sottolineare l’importanza del lavoro dei territori, ma mantenere salda la sua posizione al vertice. Salvini ha anche rivolto una stoccata a Roberto Vannacci, ex vicesegretario leghista e leader di Futuro Nazionale, e ha fissato la prossima scadenza per il congresso di Pontida, il 20 settembre.
Condivisione ma non compromessi
Salvini ha sottolineato che la Lega deve rimanere unita e che il suo ruolo di leader non è in discussione. «Coinvolgerò tutte le persone che hanno idee e valori da portare avanti, a partire dai governatori che sono le nostre punte di diamante», ha detto, ma ha chiarito che non è aperto a nuove formule di governance. «Il mondo del 1990 non è il mondo del 2026», ha aggiunto, sottolineando l’importanza di essere forte a Bruxelles per difendere le imprese del Nord. Il leader del Carroccio ha anche minimizzato i malumori interni, ricordando che «per me, da milanese, ipotizzare una fronda nordista… Sono su de Milan, c’ero sul Po, c’ero al Monviso, ho ancora cinque camicie verdi nel mio armadio a Milano». Questa frase, che ha suscitato risate, ha cercato di rafforzare il legame con i territori, ma senza mettere in discussione la sua leadership.
Salvini non ha dato nomi, ma ha lanciato una freccia verso Vannacci
Quando gli è stato chiesto se abbia dato fiducia a qualcuno che poi non la meritava, Salvini ha fatto riferimento a un vecchio ricordo della Lega milanese e ha arricchito la sua risposta con un commento sull’attuale contesto. «Negli ultimi mesi ho dato fiducia a qualcuno che evidentemente non meritava la fiducia, non di Matteo Salvini, ma dello straordinario popolo della Lega», ha detto. E subito ha aggiunto: «Tutti quelli che sono usciti dalla Lega non hanno fatto un dispetto alla Lega, sono loro che si sono persi una grande famiglia e una grande comunità».
La sfida a Forza Italia e il voto in autunno
Salvini ha anche affrontato la questione delle banche, sfidando Antonio Tajani su un possibile tasso sugli utili extra. «Se devo scegliere se tassare gli artigiani o tassare 20 banchieri, tasso 20 banchieri», ha detto, indicando come obiettivo «le prime cinque o dieci grandi banche». Questa posizione ha rafforzato la sua linea di difesa contro le politiche europee, che vede come un’opzione fallimentare.
Il leader leghista ha anche commentato il risultato dell’AfD in Germania, elogiando Alice Weidel e sottolineando che «le elezioni contano o non contano?». Salvini ha visto nel voto tedesco un’anticipazione di una partita destinata ad allargarsi alle elezioni del 2027 negli altri grandi Paesi dell’Unione. «Alcune politiche imposte da Bruxelles sono fallimentari», ha detto, rafforzando la sua posizione anti-green deal. Infine, Salvini ha risposto alle domande sulle elezioni, fissando la data al «autunno 2027», ritenendo che il voto dovrebbe avvenire alla fine del mandato elettorale. «La cosa più naturale e rispettosa del voto degli italiani è votare alla fine del mandato elettorale», ha concluso, mantenendo una posizione chiara e determinata.
