Salari bassi e crisi industriali: il paese reale non segue il palco di Meloni
Il governo celebra un’Italia in crescita, ma i dati rivelano salari bassi e crisi economiche persistenti.

Il governo italiano, dal palco di Bari, ha celebrato un paese in crescita, ma i dati rivelano una realtà diversa. Mentre si parla di occupazione record e di un governo stabile, il paese reale vive salari bassi, crisi industriali e una situazione economica in difficoltà. Il Financial Times ha segnalato che i cittadini italiani sono meno entusiasti, nonostante il tasso di occupazione abbia raggiunto il 67,6 per cento, il più basso dell’Unione Europea. La crescita economica, pur presente, rimane limitata, con il Pil italiano che ha registrato un incremento dello 0,5 per cento nel 2025, il terzo anno consecutivo sotto il 1 per cento. La crisi del sistema sanitario, il caro energia e le disuguaglianze sociali persistono, mentre il debito pubblico si avvicina a 3200 miliardi di euro.
Occupazione in crescita, ma salari e produttività restano bassi
Sebbene il tasso di occupazione abbia raggiunto un livello record, il lavoro in Italia resta povero. L’Istat ha segnalato che l’aumento occupazionale si concentra in settori con livelli di produttività e salari inferiori alla media, come alberghi e ristorazione. «L’aumento occupazionale sta avvenendo in settori caratterizzati da livelli di produttività e salari inferiori alla media», ha ricordato l’economista Emiliano Brancaccio. Anche se i contratti a tempo indeterminato sono cresciuti di oltre un milione e trecentomila, le retribuzioni restano basse. La crescita dell’occupazione non ha portato a un miglioramento significativo del reddito medio, con i salari reali che sono diminuiti del 6,1 per cento rispetto all’inizio del 2021.
Il governo non ha risolto le criticità economiche che affliggono il paese. Mentre celebra la stabilità, il paese reale continua a lottare con salari bassi, disoccupazione, crisi del sistema sanitario e una crescita economica limitata. La pressione fiscale, che nel 2025 ha raggiunto il 43,1 per cento, è il valore più alto dal 2014. L’equilibrismo economico, pur apprezzato dagli investitori, non ha risolto le criticità che affliggono il paese. La crisi industriale, con la produzione in calo e le vertenze aperte, rimane un problema non risolto.
Le vertenze e le chiusure aziendali non vengono menzionate
Le vertenze che riguardano lavoratori, famiglie e imprese non sono state affrontate dal governo. Nelle ultime settimane, sono state confermate chiusure aziendali come quella del sito di Cerreto d’Esi e la fine del futuro dei lavoratori della Startech (ex Flex) di Trieste. In Puglia, a breve, circa 2.550 lavoratori dell’indotto dell’ex Ilva riceveranno le lettere di licenziamento. La segretaria dem Elly Schlein ha criticato il governo, sottolineando che «anziché perdere tempo ad autocelebrarsi, dovrebbe occuparsi delle vertenze che riguardano lavoratrici e lavoratori, famiglie e imprese». La stabilità politica, pur rafforzando la credibilità finanziaria, non ha risolto i nodi che il paese ha affrontato negli ultimi quattro anni.
Il governo Meloni, con 1.413 giorni al potere, ha registrato il governo più duraturo della storia repubblicana, ma non quello più efficiente. La crescita economica, pur presente, non ha portato a un miglioramento sostanziale delle condizioni di vita. La crisi industriale, con la produzione in calo e le vertenze aperte, rimane un problema non risolto. Il governo, concentrato su una narrazione di successo, ha ignorato le sfide reali. Mentre celebra la stabilità, il paese reale continua a lottare con salari bassi, disoccupazione, crisi del sistema sanitario e una crescita economica limitata.
La situazione richiede politiche integrate in grado di sostenere la natalità, l’occupazione e l’accesso equo ai servizi. Il governo Meloni, però, non ha tentato di avviare tali politiche. Il paese, pur in crescita, resta in una situazione di stallo, con le sue problematiche non risolte e le sue sfide non affrontate.
