L’equilibrio con gli USA si è rotto: la politica estera di Meloni in crisi
La politica estera di Meloni si scontra con Washington e l’Unione europea, con tensioni e scelte ambigue.

Un equilibrio fragile con gli USA
La politica estera del governo Meloni, iniziata con un forte legame con Donald Trump, si è rivelata un equilibrio precario e spesso ambiguo. Il rapporto con la Casa Bianca, inizialmente promettente, si è raffreddato man mano che le politiche americane si sono orientate in direzione dell’Unione europea. La premier ha mostrato una certa disponibilità verso il Board of Peace, promosso da Trump, ma non ha mai abbandonato del tutto le sue posizioni di base. La telefonata di Trump all’allora corrispondente di La7, Daniele Compatangelo, ha segnato un punto di rottura, con la premier che si è detta irritata per la richiesta di un selfie come prova di buoni rapporti. «Io e l’Italia non imploriamo mai», ha detto Meloni, esprimendo una posizione chiara e distante.
La relazione con Trump si è rivelata più complessa di quanto sperato.
Relazioni variegate nell’Unione europea
All’interno dell’Unione europea, i rapporti di Meloni sono stati altalenanti. La relazione con Emmanuel Macron, in particolare, ha visto scintille e tensioni. Il capo dell’Eliseo ha più volte invitato la premier a non commentare le sue vicende interne, un atteggiamento che ha alimentato un clima di distanza. Nonostante questo, i due leader hanno trovato momenti di convergenza, come durante il vertice di giugno ad Antibes. Al contrario, con Pedro Sánchez e Friedrich Merz, il governo italiano ha mostrato una certa convergenza, soprattutto su questioni come la gestione dei migranti e la sburocratizzazione. Tuttavia, le tensioni con la Spagna sul trattato di Schengen hanno evidenziato le fragilità del modello di equilibrio adottato.
Le relazioni con i partner europei non hanno portato a una coesione più forte. La politica estera del governo Meloni, pur essendo il più longevo della Repubblica italiana, ha visto crescere le tensioni e i riposizionamenti. La sua posizione nei confronti di Washington si è rivelata ambigua, con momenti di collaborazione ma anche di distanza. Le scelte in Medio Oriente, come la vicinanza a Israele e la condanna generica delle azioni israeliane, hanno messo in luce una certa coerenza con gli Stati Uniti, ma anche una mancanza di autonomia rispetto alle posizioni dell’Unione europea. La premier, che si appresta a celebrare il traguardo del governo più longevo, ha dimostrato una certa capacità di adattamento, ma anche una mancanza di coerenza in alcuni ambiti chiave.
La politica estera del governo Meloni ha visto una serie di scelte e tensioni, con un equilibrio spesso precario. La relazione con Trump, seppur inizialmente promettente, si è raffreddata, mentre i rapporti con i partner europei sono rimasti variegati e non sempre coesi. Le scelte in Medio Oriente hanno posto alla prova la coerenza del governo, ma non hanno portato a una posizione definitiva e sostenibile. Il governo, pur essendo il più longevo della Repubblica, ha visto crescere le tensioni e i riposizionamenti, con una politica estera che si è rivelata spesso ambigua e non sempre sostenibile.
