Pnrr a scuola, pagamenti in ritardo: insegnanti attendono retribuzione per ore extra

Insegnanti cuneesi attendono pagamento per ore di lavoro extra sul Pnrr, 19,6 miliardi a livello nazionale non ancora erogati.

Insegnanti cuneesi attendono pagamento per ore di lavoro extra sul Pnrr, con ritardi e problemi di rendicontazione
Insegnanti cuneesi attendono pagamento per ore di lavoro extra sul Pnrr, con ritardi e problemi di rendicontazione

Alcuni docenti cuneesi che hanno partecipato a progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) attendono ancora la retribuzione per le ore di lavoro extra svolte. Nonostante siano in ballo 19,6 miliardi di euro a livello nazionale, il problema denunciato dai sindacati rimane irrisolto. L’attesa per i pagamenti si prolunga da mesi, causando frustrazione tra i docenti, che si sentono beffati per la mancanza di una retribuzione dovuta. La situazione, segnalata da Flc Cgil Cuneo, mette in luce un contrasto tra le intenzioni del Piano e le realizzazioni effettive.

Disuguaglianze e burocrazia nel Pnrr

La disuguaglianza nasce anche sull’offerta formativa, afferma Marisa De Simone, ex docente dell’Iis «Bianchi Bonelli Virginio» di Cuneo e rappresentante di Flc Cgil Cuneo. Secondo De Simone, il Pnrr ha inondato le scuole di soldi, ma spesso non si è avuto il tempo di fare analisi accurate dei bisogni di ciascuna scuola. I progetti realizzati, come quelli per la dispersione scolastica o il potenziamento delle materie Stem, sono iniziative fatte per un anno e difficilmente hanno avuto un impatto significativo. Non avrebbero potuto farlo, considerato come è stato disegnato il Piano, conclude De Simone.

Un po’ tutte le scuole della provincia di Cuneo hanno avuto difficoltà nella rendicontazione. I dirigenti dicono che spesso sono i soldi del ministero che non arrivano, ma può trattarsi anche di problemi interni agli istituti, causati da precarietà e tagli all’organico. «Queste cose impediscono alle scuole di pagare subito», spiega De Simone. La rendicontazione finale è prevista entro il 15 ottobre, dopo di che dovrebbero partire i pagamenti rimasti. Tuttavia, molti docenti, soprattutto delle scuole superiori, non sono ancora stati retribuiti per le ore di lavoro extra svolte negli ultimi due anni.

Ritardi e responsabilità non chiare

La responsabilità per i ritardi nei pagamenti non è ancora del tutto chiara. «Nessuno si è occupato di contarli», afferma De Simone, riferendosi ai casi di docenti non pagati. I sindacati Cgil, Cisl e Uil confermano di aver ricevuto lamentele e segnalazioni fino a poche settimane fa. «I tempi tecnici ci sono, ma siamo ottimisti che arriveranno», conferma Cisl Scuola Cuneo. Il paradosso è che, mentre le scuole si preparano al ritorno a settembre, alcuni docenti cuneesi dovranno affrontare un’altra difficoltà: la mancanza di soldi che spettano loro di diritto.

Secondo Flc Cgil, sono necessari soldi e riforme, ma «bisogna mettersi in testa che la didattica è da adeguare alle persone. La standardizzazione non risolve le cose; serve analizzare le necessità di ciascuna scuola, guardando il territorio dove è situata e il tessuto sociale da cui è composta». La disuguaglianza nasce anche sull’offerta formativa, prosegue De Simone. Con il Pnrr le scuole sono state inondate di soldi, che però dovevano essere usati in fretta e con regole di spesa abbastanza definite. La conseguenza? Spesso non si ha avuto il tempo di fare analisi accurate dei bisogni di ciascuna scuola.

La situazione non riguarda solo i docenti, ma anche le famiglie, che devono sostenere costi elevati per la scuola. Secondo dati dell’Agcm, un genitore deve sostenere in media dai 580 euro ai 1.250 euro per i libri, mentre per la mensa si spendono 880-900 euro per figlio. Una famiglia numerosa arriva a spendere anche 5 mila euro l’anno per la scuola dell’obbligo. «Il ritorno a scuola non è gratuito», sottolinea De Simone, riferendosi alle spese e alle difficoltà organizzative.