Il Pentagono minaccia blocchi di fondi a università USA per collaborazioni con istituti stranieri
Il Pentagono avvisa le università americane di interrompere collaborazioni con istituti stranieri o rischieranno il blocco dei fondi.

Il Pentagono ha lanciato un ultimatum alle università americane: interrompere le collaborazioni con istituti stranieri, in particolare cinesi, o rischiare il blocco dei fondi. La misura, annunciata nel corso dell’aggiornamento dell’elenco delle istituzioni straniere coinvolte in attività problematiche, rappresenta un ulteriore passo nel braccio di ferro tra l’amministrazione Trump e il mondo accademico. L’obiettivo è contrastare il trasferimento non autorizzato di tecnologia verso paesi considerati a rischio, come la Cina, l’Iran e la Russia.
Collaborazioni sospette e rischi per la sicurezza nazionale
Il Dipartimento della Guerra ha pubblicato l’aggiornamento per l’anno fiscale 2025 dell’elenco delle istituzioni straniere coinvolte in attività problematiche, come richiesto dalla Sezione 1286 del National Defense Authorization Act (Ndaa) per l’anno fiscale 2019. L’elenco identifica formalmente 130 istituti accademici e di ricerca situati in Cina, Russia e Iran. Il Dipartimento della Guerra ha chiarito che non tollera collaborazioni accademiche che compromettono la sicurezza nazionale.
Il Dipartimento di Stato ha sottolineato che l’obiettivo è contrastare il trasferimento non autorizzato di tecnologia verso paesi stranieri considerati a rischio. La preoccupazione principale della Casa Bianca è legata alle attività della Cina nelle Americhe, che Washington ritiene una forma di infiltrazione economica pericolosa. A luglio, l’Associated Press ha rilevato che l’amministrazione Trump ha notificato al Congresso l’intenzione di spendere 175,8 milioni di dollari per sostituire i cavi di telecomunicazione sottomarini in Centro e Sud America, come misura per arginare l’espansione tecnologica e commerciale cinese.
Università americane sotto pressione
Il Pentagono ha rivolto un avviso specifico a università blasonate come Harvard, MIT e Johns Hopkins University, avvertendo che se entro due settimane non saranno presentati i risultati e dimostrate le interruzioni di collaborazioni “sospette”, gli atenei saranno bloccati i fondi. La funzionaria Sarah Spreitzer, vicepresidente dell’American Council on Education, ha espresso preoccupazione per l’assenza di prove da parte del Dipartimento della guerra, che ha suggerito legami illeciti senza presentare evidenze. La collaborazione tra l’American Council on Education e il Dipartimento di Stato durante il primo mandato di Trump aveva portato alla creazione di un elenco di istituzioni da tenere sotto osservazione. Tuttavia, gli atenei avevano interrotto i legami con istituzioni ritenute poco trasparenti. L’elenco includeva l’Università di Scienza e Tecnologia della Cina e l’Accademia di Scienze Mediche Militari, insieme ad altri organismi russi e iraniani.
La Casa Bianca ha sottolineato che le attività economiche della Cina nell’emisfero occidentale rappresentano un rischio per la sicurezza nazionale e la prosperità degli Stati Uniti. La scorsa primavera, gli Stati Uniti hanno redarguito il Cile in vista di un progetto di cavo sottomarino in fibra ottica da realizzare con il Dragone, e le stesse avvertenze sono state rivolte al Perù in merito al controllo da parte di Pechino del mega-porto di Chancay. L’amministrazione Trump ha ritenuto necessarie limitazioni agli istituti universitari americani, non è un caso che il Dipartimento di Giustizia stia indagando su Harvard e la possibilità che l’ateneo permetta a donatori cinesi di creare borse di studio da cui sarebbero esclusi gli studenti americani.
Il braccio di ferro tra Trump e le università USA si fa sempre più intenso, con il Pentagono che minaccia blocchi di fondi se non saranno dimostrate interruzioni di collaborazioni con istituti stranieri. L’obiettivo è garantire la sicurezza nazionale e limitare l’espansione tecnologica e commerciale di paesi considerati a rischio. La situazione rimane in sospeso, con le università che non hanno ancora risposto alle pressioni del governo.
