Pentagono in crisi dopo l’addio di Driscoll
Caos nel Pentagono dopo le dimissioni di Driscoll, tensioni tra Hegseth e Vance.

Washington vive un momento di caos interno, all’ombra del presidente Donald Trump, con il Pentagono che si trova in una situazione di profonda instabilità dopo l’addio del segretario dell’esercito, Dan Driscoll. Le tensioni tra il segretario della Difesa, Pete Hegseth, e il suo ex subordinato sono emerse in modo definitivo, con Driscoll costretto a dimettersi dopo mesi di conflitti interni. L’addio di Driscoll ha messo in luce una serie di problemi strutturali e politici all’interno del ministero della Difesa, con il Pentagono che appare “vuoto” e privo di una guida stabile.
Un esercito senza leader confermati
L’esercito, il settore più vasto della geografia militare americana, non ha un comandante civile, non ha un generale votato dal Senato e non ha un generale confermato a capo dell’operatività. Inoltre, non esiste nemmeno un generale al comando delle truppe americane in Europa. Questo stato di cose ha reso il Pentagono un organismo pericolosamente fragile, con una leadership che si basa su funzionari ad interim e figure di fiducia di Hegseth, che rispondono solo a lui. Il Pentagono, per la prima volta nella sua storia, non ha leader confermati dal Senato.
Conflitti interni e visioni divergenti
Driscoll e il sottosegretario per la policy del Pentagono, Elbridge Colby, sono i due principali ufficiali di complemento del vicepresidente JD Vance. Tra di loro, però, si scatena un conflitto a sfondo confessionale, con la brigata cattolica di Vance in rotta con quella degli oltranzisti evangelici a cui Hegseth dà voce e visibilità. Driscoll, che era il portavoce di una visione di disimpegno verso l’Iran e le iniziative militari in Medio Oriente, si è trovato in una posizione contraria a quella che il dibattito attuale richiede, con iniziative militari sbrigliate e un’esibizione muscolare della forza.
La settimana scorsa, Driscoll ha tentato un ultimo e disperato incontro con Trump per illustrare i pericoli della gestione del Pentagono e ottenere una qualche fiducia. Tuttavia, il presidente ha scelto Hegseth, che sembra godere ancora della sua fiducia. Ci si aspetta che a breve si dimetterà anche il vicesottosegretario della Difesa, Dave Fitzgerald, un altro alleato di Hegseth. La strategia di Trump sembra portare a un’escalation di purghe e riforme estreme.
Un piano di taglio e una leadership in crisi
Il piano del capo del Pentagono prevede il taglio del 10 per cento di ammiragli e generale e del 20 per cento dei generali a quattro stelle. Hegseth ha condito queste riforme con discorsi minacciosi e adunate bizzarre, che hanno ulteriormente alimentato le tensioni interne. L’ultimo round di licenziamenti ha portato definitivamente in superficie le tensioni tra lui e Driscoll, nascoste nelle formalità di un comunicato del Pentagono che elogia il lavoro del segretario dimissionario.
Il profilo di Christopher LaNeve, il sostituto di Randy George, è fragile e le sue idee estreme hanno già suscitato opposizione da parte di senatori repubblicani. Se la sua nomina fosse portata al Senato, diversi di loro non lo voterebbero. Il Pentagono, per la prima volta nella sua storia, si trova in una situazione di crisi, con una leadership che non risponde a un’idea di strategia condivisa e con un’immagine di potenza che si scontra con la realtà. La difesa americana è in allarme per la scarsità di armi e munizioni.
