Il Pd apre le porte a Renzi nell’alleanza per le elezioni
Il Pd accoglie Renzi in alleanza, ma il Movimento Cinque Stelle non si convince. Elezioni in arrivo e tensioni interne.

Il Pd ha aperto le porte a Matteo Renzi, dopo anni di distanza, durante la manifestazione nazionale di Reggio Emilia. L’ex premier, ora leader di Italia viva, ha trovato un momento di incontro con Dario Franceschini, ex segretario del Pd e attuale presidente della Camera, e con Nicola Zingaretti, segretario del partito. L’incontro, seppur non esplosivo, segna un passo avanti nella costruzione di un campo largo per le prossime elezioni. La tensione tra i due ex leader del Pd, che si sono combattuti e alleati nel tempo, è stata superata in modo simbolico: un abbraccio e un impegno a lavorare insieme per il futuro del centro sinistra.
Un passo verso l’alleanza
Renzi, alla sua prima apparizione a una festa nazionale del Pd da quando ha lasciato il partito, ha espresso la sua disponibilità a collaborare. «Un sindaco al tavolo del programma», ha detto, indicando la sua volontà di non occupare un ruolo centrale ma di supportare la coalizione. L’idea di un’alleanza con il Movimento Cinque Stelle, pur non ancora formalizzata, è stata accettata come necessaria per contrastare la destra. «O si sta insieme o rivincono loro», ha sottolineato Renzi, riferendosi al rischio di una vittoria della destra. L’applauso della platea ha accolto le sue parole, anche se non è mancato un certo clima di diffidenza.
Renzi non vuole sedere al tavolo del programma. Ha chiarito che non intende occupare un ruolo centrale e che preferisce essere rappresentato da un sindaco o una sindaca. «Io in quella foto non ci devo essere, non ci voglio essere», ha detto, indicando la sua volontà di non essere visto come un leader centrale. Tuttavia, nel retropalco ha svelato i nomi di potenziali candidati, come Michele Guerra e Giacomo Possamai, che potrebbero rappresentare il Pd in modo diverso.
La resistenza di Conte
Nonostante l’apertura del Pd, il presidente del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, ha espresso dubbi sull’ingresso di Renzi in coalizione. «Per me ci fa perdere voti, prenderlo in coalizione è un errore», ha ribadito, sottolineando la sua posizione di opposizione. Conte, che ha sempre cercato di allargare il centro, ha invitato il Pd a non limitarsi a Renzi, ma a considerare altre figure. Tuttavia, la decisione del Pd di includere Renzi nella costruzione del campo largo ha messo in discussione la sua posizione, anche se il dibattito non è ancora concluso.
Il Pd ha deciso di aprire le porte a Renzi. La decisione è stata presa per affrontare le prossime elezioni e per costruire un campo largo. La legge elettorale, a rischio di incostituzionalità, potrebbe spingere Giorgia Meloni a correre a elezioni prima che la Corte costituzionale possa bocciarla, ha avvertito l’ex ministro Franceschini. La questione delle primarie, che potrebbero diventare un punto di rottura, rimane aperta. «Non devono essere dilanianti, o meritiamo di perdere», ha detto Franceschini, sottolineando l’importanza di un accordo su quando si voterà.
Il clima durante l’incontro è stato teso, ma non ostile. Igor Taruffi, responsabile organizzazione del Pd, ha accolto Renzi con sorrisi e battute, cercando di mitigare eventuali tensioni. «Nel 2014 alle elezioni regionali in Emilia il mio mito Francesco Guccini fece endorsement per lui, Taruffenko», ha detto Renzi, con una punta di ironia. L’atmosfera, seppur informale, ha permesso a Renzi di presentarsi come un leader disponibile a fare passi indietro, pur mantenendo la sua influenza.
