Il paradosso di Torino: vivere in centro costa di più che abitare in periferia

In Torino, il costo degli affitti in centro supera il 65% dello stipendio, mentre in periferia si vive con meno spesa.

Una famiglia vive in un bilocale a Vanchiglia, Torino, pagando un affitto che supera il 65% del suo stipendio
Una famiglia vive in un bilocale a Vanchiglia, Torino, pagando un affitto che supera il 65% del suo stipendio

Un paradosso che sconvolge la geografia sociale torinese

La città di Torino vive un’esperienza di contraddizioni: vivere in centro costa di più che abitare in periferia. Secondo uno studio condotto dalla Cgil, il costo degli affitti in quartieri centrali come Nizza Millefonti, San Salvario e Vanchiglia supera il 51-65% dello stipendio medio dei residenti. In contrasto, in quartieri come Crocetta, il carico economico è inferiore, con affitti che non superano il 34% del reddito. Questo fenomeno ha reso la geografia sociale torinese un’immagine distorta, dove chi vive in periferia sembra avere un vantaggio economico, pur non sempre reale.

La periferia soffre più del Centro perché il mercato immobiliare è esploso grazie agli affitti brevi e quelli degli studenti.
L’aumento esponenziale degli affitti ha reso più conveniente acquistare una casa, ma solo per chi ha un certo capitale. Negli ultimi 8 mesi, i canoni sono cresciuti del 60%, portando il costo medio di un bilocale a 786 euro al mese. La rata di un mutuo per lo stesso immobile, con un anticipo del 20%, si attesta a 557 euro. Per chi non ha risparmi, però, l’alternativa è sostenere un carico economico insostenibile. Tommaso, un giovane arrivato a Vanchiglia due anni fa, paga 780 euro per un bilocale che dovrebbe costare la metà del suo stipendio, ma ne mangia i due terzi.

La crisi abitativa colpisce i nuclei monoreddito e i giovani precari

I quartieri come Barriera di Milano, Aurora e Falchiglia sono diventati luoghi di tensione sociale. Chi guadagna 1000 euro al mese, come Erika, paga 580 euro per l’affitto, un carico che limita la capacità di consumare. Il ceto medio è in erosione, costretto a tagliare spese per cultura, sport e vacanze. In queste aree vivono soprattutto giovani precari e nuclei monoreddito, dove l’instabilità economica ha reso il risparmio un miraggio. La casa, un bene primario, è sempre più inaccessibile, con morosità incolpevoli che portano a procedimenti di sfratto.

La frattura di Torino non è più solo tra centro e periferia, ma tra chi ha un piccolo capitale e chi non ce l’ha.
La città ha registrato 1297 procedimenti di sfratto nel 2025, l’81% per morosità incolpevoli. Il paradosso è che Torino ha 69.000 abitazioni vuote, il 13,6% del patrimonio residenziale. Questo fenomeno ha reso più conveniente l’acquisto, ma non ha risolto il problema per chi non ha un capitale iniziale. Per uscire dal circolo vizioso del caro affitti, la soluzione sembra essere l’acquisto, ma solo per chi può permetterselo. La politica, per ora, non ha trovato una via d’uscita.

La situazione si complica ulteriormente con l’emergenza abitativa che colpisce i quartieri più degradati, dove il risparmio evapora e i beni primari vengono erosi. La città, pur avendo un patrimonio immobiliare elevato, non riesce a garantire accesso alla casa a tutti. La crisi abitativa si fa sentire soprattutto nei quartieri dove la popolazione è più fragile, con un’instabilità economica che non permette di pianificare il futuro. La soluzione, per ora, sembra dipendere solo dal capitale iniziale, un elemento che non è disponibile a tutti.