Operatori di casa di riposo sospesi, respingono accuse di maltrattamenti: «Non abbiamo mai abbandonato gli ospiti»
Operatori di casa di riposo sospesi per maltrattamenti, difesa nega accuse e sottolinea assistenza quotidiana.

Due operatori del Cesana Malanotti, una struttura residenziale per anziani a Vittorio Veneto, sono stati sospesi per accuse di maltrattamenti aggravati, ma hanno respinto le contestazioni attraverso i loro legali. L’indagine, avviata lo scorso dicembre dopo segnalazioni iniziali ai Nas, ha portato all’installazione di microcamere nascoste e all’intercettazione di ambienti. I due professionisti, un 58enne di Ponte delle Alpi e una 65enne di Vittorio Veneto, sono finiti sotto indagine insieme ad altri otto colleghi, con l’ipotesi di reati aggravati. La difesa, però, sottolinea che non ci sono prove di comportamenti lesivi nei confronti degli ospiti, e che l’assistenza non è mai mancata.
Accuse e contestazioni: la difesa sottolinea contesti complessi
Secondo la difesa, le immagini delle telecamere non hanno rivelato comportamenti dannosi da parte degli operatori. I legali dei due professionisti hanno ribadito che le accuse non sono condivise e che si tratta di contestazioni non giustificate. L’assistenza agli ospiti, spesso affetti da demenza senile o con comportamenti aggressivi, è stata sempre garantita, anche se alcuni episodi di tensione potrebbero aver portato a frasi o azioni non appropriate. «Non è facile gestire situazioni complesse», ha spiegato un operatore, che ha negato qualsiasi forma di abbandono o mancanza di assistenza.
Stress quotidiano e contesti difficili: la difesa spiega il contesto
La difesa ha anche sottolineato l’importanza di considerare il contesto di lavoro, in cui gli operatori si trovano a gestire quotidianamente pazienti con bisogni elevati e reazioni non collaborativi. Alcuni ospiti, ad esempio, hanno reagito con insulti o comportamenti aggressivi, come prendere per i capelli o sputare addosso agli operatori. «Alcuni ospiti ci prendevano per i capelli o ci sputavano addosso», ha confidato un dipendente. Questi episodi, pur non giustificando comportamenti violenti, sono stati considerati nel quadro delle contestazioni. La difesa ha anche sottolineato che i due operatori non avevano mai ricevuto lamentele e che la loro esperienza nel settore è stata lunga e positiva.
La 65enne, che lavora da anni nella struttura, ha espresso profonda dispiacere per la situazione e ha ribadito che non c’è mai stata mancanza di assistenza. Il 58enne, invece, ha espresso affetto per la situazione e ha negato gli addebiti, sottolineando che le frasi contestate, come «Sei una testa calda», non sono state intese come atti di maltrattamento. La difesa ha anche fatto appello contro l’ordinanza di sospensione, che ha impedito loro di tornare al lavoro. L’indagine, in fase di indagini preliminari, è stata iscritta nel registro degli indagati dal pm Anna Ortica, dopo la visione delle immagini delle telecamere e l’ascolto delle intercettazioni.
La situazione, pur non risolvendosi, ha messo in luce i rischi e le complessità del lavoro in strutture residenziali per anziani. Gli operatori, spesso in condizioni di stress elevato, si trovano a gestire situazioni difficili, ma la difesa ha ribadito che non ci sono prove di maltrattamenti e che l’assistenza è sempre stata garantita. La questione rimane aperta, con l’auspicio che si possa arrivare a una soluzione giusta e giusta per tutti i coinvolgiti.
