Il movimento femminista giapponese si oppone al riarmo: “Le donne ora votano e faranno sentire la loro voce”
Il movimento femminista giapponese si oppone al riarmo, sottolineando il rischio di un periodo pre-bellico e l’importanza del voto femminile.

Il governo del Giappone, guidato dalla premier Sanae Takaichi, ha accelerato il riarmo, aumentando la spesa per la difesa, installando missili sul territorio e liberalizzando l’esportazione di mezzi da guerra. L’azione è avvenuta con l’autorizzazione degli Stati Uniti, in una chiave anti-cinese. A opporsi a questa tendenza è un gruppo femminista, l’Associazione delle donne giapponesi per la pace e contro l’espansione militare, che ritiene che il militarismo rappresenti un sistema patriarcale che deve essere combattuto.
Un movimento radicato nel territorio
L’associazione, fondata nel 2023, si è radicata in diversi territori del Giappone, tra cui Kansai, Kumamoto, Hokkaido, Ibaraki, Miyazaki e Oita. La co-rappresentante Yoshiko Maeda e la segretaria Kaori Sakai, che parlano da Roppongi, uno dei quartieri più iconici di Tokyo, spiegano che non è stato semplice creare un movimento in un paese con una forte tradizione patriarcale. L’organizzazione, guidata da una leadership collegiale, include anche figure di spicco come l’ex rettrice dell’Hosei University Yuko Tanaka, la mangaka Akiko Higashimura e la sociologa Chizuko Ueno.
Il movimento ha lanciato una petizione intitolata “La vita prima del riarmo”, che ha raccolto quasi 80mila firme. A differenza del passato, le donne ora hanno il diritto di voto e la possibilità di far sentire la propria voce. Non abbiamo bisogno di più donne in posizioni di potere, ma di donne – e di uomini – disposti a porre la sicurezza umana, il dialogo e la pace al centro della politica.
La Costituzione e il rischio di escalation
L’articolo 9 della Costituzione giapponese, entrato in vigore dopo la sconfitta nel secondo conflitto mondiale, vieta al Paese di mantenere forze terrestri, aeree e navali, o altro “potenziale bellico”. Tuttavia, negli anni il testo è stato reinterpretato, permettendo la creazione di un esercito di “autodifesa”. Il partito Liberal-democratico (Ldp), che esprime la premier, ha guidato il riarmo, un paradosso storico visto che l’azione è avvenuta con l’autorizzazione degli Stati Uniti, in una chiave anti-cinese. Il movimento femminista sostiene che il militarismo non solo rafforza il dominio maschile, ma anche i sistemi nei quali la sicurezza viene definita attraverso il potere militare. Le donne e i bambini sono colpiti in maniera sproporzionata dalla guerra, dagli sfollamenti e dalla violenza sessuale. Per questo motivo, il gruppo lotta per un’alternativa basata su dialogo, pace e uguaglianza di genere.
Il governo giapponese, attraverso il “Defence White Paper” del 4 agosto 2026, ha presentato il riarmo come un’opportunità di crescita economica. Tuttavia, l’associazione femminista avverte che il rischio non è solo di una ulteriore militarizzazione, ma anche che l’economia possa diventare dipendente dall’industria militare, perdendo l’opportunità di uno sviluppo sano. Il dispiegamento di missili a lungo raggio e l’espansione delle basi militari potrebbero trasformare le comunità, in particolare a Okinawa e nelle isole sudoccidentali, in potenziali obiettivi in un conflitto regionale. Il movimento, che ha chiesto al governo Takaichi di riconoscere la Palestina, condanna il genocidio di Gaza commesso da Israele e la guerra di Trump con l’Iran. Inoltre, sottolinea che Giappone e Cina sono profondamente interconnessi dal punto di vista economico e sociale. Proprio perché esistono tensioni, sono essenziali diplomazia e dialogo.
