Monica Vinci assolta per “totale vizio di mente” dopo aver ucciso figlia 13enne

Corte d’Assise di Cagliari assolve Monica Vinci per vizio di mente dopo omicidio figlia 13enne

Donna in tribunale dopo essere stata assolta per vizio di mente per omicidio figlia
Donna in tribunale dopo essere stata assolta per vizio di mente per omicidio figlia

La Corte d’Assise di Cagliari ha assolto Monica Vinci, la donna che il 8 febbraio 2023 a Silì (Oristano) ha ucciso con decine di coltellate Chiara Carta, figlia appena tredicenne, e poi ha tentato il suicidio lanciandosi dal balcone. I giudici hanno stabilito che l’imputata era totalmente incapace di intendere e di volere al momento del fatto, riconoscendo un “totale vizio di mente” in base all’art. 88 del codice penale. La pena non è stata ridotta, ma esclusa, e la donna dovrà essere ricoverata in una REMS (Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza) per un periodo di 20 anni.

La difesa aveva sottolineato i gravi problemi psichiatrici della donna

La posizione difensiva, da sempre sostenuta dagli avvocati di Monica Vinci, aveva evidenziato fin dall’inizio i gravi problemi psichiatrici della donna, che avevano portato a una condizione di totale incapacità di intendere e volere. L’accusa, invece, aveva chiesto una condanna a 19 anni di carcere. La Corte, presieduta dalla giudice Lucia Perra e a latere dal giudice Roberto Cau, ha accolto la tesi difensiva, ritenendo che la donna non fosse imputabile per il reato commesso.

La sentenza ha riconosciuto la condizione psichiatrica della donna come causa di non imputabilità. I giudici hanno stabilito che, in base all’art. 88 del codice penale, la donna non era in grado di intendere e volere al momento dell’omicidio. La decisione ha escluso la responsabilità penale, ma ha stabilito che la donna dovrà essere ricoverata in una REMS per un periodo di 20 anni.

Il vizio di mente sostituisce la pena con un ricovero in struttura specializzata

Secondo il codice penale, il “vizio di mente” è una causa di non imputabilità del reato, che esclude la responsabilità penale. Tuttavia, se il soggetto è ritenuto pericoloso, viene stabilito il ricovero in una REMS, una struttura specializzata per l’esecuzione delle misure di sicurezza. Nel caso di Monica Vinci, i giudici hanno stabilito che dovrà rimanere in una di queste strutture per un periodo di 20 anni. La decisione è stata vista come una sostituzione della pena con un intervento di protezione sociale.

La famiglia della vittima ha espresso dolore e disappunto per la sentenza. La madre di Chiara Carta ha espresso la sua frustrazione in aula, dicendo: “Vorrei sapere dal suo assassino le sue ultime parole”. La sentenza, però, rimane legata ai fatti verificati e alle prove presentate durante il processo, senza ulteriori ipotesi o interpretazioni. La sentenza rappresenta un caso estremo di applicazione del vizio di mente, che in casi simili ha portato a decisioni di ricovero in strutture specializzate. La decisione non ha cancellato il reato, ma ha riconosciuto la condizione psichiatrica della donna come causa di non imputabilità. La famiglia della vittima, però, continua a cercare giustizia e risposte, anche se il processo è terminato con questa sentenza.

  • Monica Vinci è stata assolta per vizio di mente dopo l’omicidio della figlia 13enne.
  • La Corte ha stabilito che la donna era totalmente incapace di intendere e volere al momento del reato.
  • La pena è stata esclusa, ma la donna dovrà essere ricoverata in una REMS per 20 anni.