Massimiliano Mulas, pedofilo condannato a 11 anni: un profilo criminale che si estende da Venezia a Cuneo
Massimiliano Mulas, 46 anni, è stato condannato a 11 anni per abusi sessuali su minorenni, con un profilo criminale che si estende da Venezia a Cuneo.

Un profilo criminale che si estende da Venezia a Cuneo
Massimiliano Mulas, 46 anni, originario della Sardegna, è stato condannato a 11 anni di carcere per aver abusato sessualmente di una ragazzina di 11 anni. La sentenza, emessa ieri dal tribunale di Cuneo, è arrivata al termine di un processo con rito abbreviato. L’uomo, già noto per aver subìto una condanna a 14 anni a Venezia per lo stupro di un’undicenne a Mestre, ha visto aumentata la pena per la recidiva e la specificità dei reati. La sentenza ha riconosciuto la piena capacità di intendere e volere del predatore seriale, escludendo le attenuanti generiche. La condanna a 11 anni è il risultato di un profilo criminale che si estende da Venezia a Cuneo.
Un’azione mirata e una strategia di adescamento
Secondo l’impianto accusatorio della Procura cuneese, Mulas ha agito fingendosi un poliziotto impegnato in un controllo. Con questa maschera, ha avvicinato una bambina di 10 anni all’interno dell’androne di un condominio a Savigliano. Sotto minaccia, l’ha costretta a scendere in cantina, dove si è consumata la violenza sessuale, prima di rapinarle i 15 euro che aveva con sé. Pochi giorni dopo, con lo stesso modus operandi, ha tentato di bloccare una quattordicenne per impedirle di rientrare in casa, ma la giovane è riuscita a sfuggire al blocco, configurando l’accusa di violenza privata aggravata.
La strategia di adescamento si basa su un’identità falsa e un’azione mirata. I carabinieri e la Procura di Torino, competenti per i reati informatici, hanno scoperto a Cervere centinaia di file pedopornografici e le tracce di profili falsi su TikTok, dove Mulas si spacciava per un tredicenne. Questi profili sono stati utilizzati per adescare minori e chiedere foto intime. L’assenza di misure cautelari tempestive gli ha permesso di lasciare il Piemonte e colpire ancora a Mestre. L’uomo, all’epoca, abitava a Cervere e lavorava come stagionale in un’azienda di Fossano.
Il riconoscimento del 46enne è avvenuto solo dopo il suo arresto per i fatti di Mestre, quando le due minorenni saviglianesi lo hanno identificato guardando le foto trasmesse nei telegiornali nazionali. Nonostante questi elementi, l’assenza di misure cautelari tempestive gli permise di lasciare il Piemonte e colpire ancora a Mestre.
La condanna torinese si aggiunge a un fascicolo giudiziario imponente, che ne traccia il profilo da oltre vent’anni. Il suo percorso criminale parte dal 1998 a Tempio Pausania, con un’estorsione ai danni di una ragazza, alla quale recapitò la testa mozzata di un cane dentro un fustino di detersivo per pretendere il pagamento di 300 mila lire. Nel 2002 è arrivata la prima condanna per la violenza su una turista in Trentino, seguita dall’aggressione e rapina a due studentesse a Padova e da un’ulteriore indagine per violenza su minore a Perugia nel 2013, subito dopo una scarcerazione.
I reali conti con la giustizia per il quarantaseienne si faranno in sede esecutiva, quando le diverse sentenze di Cuneo, Venezia, Padova e Torino dovranno essere valutate nell’ambito della continuazione dei reati. Resta pendente anche il filone distrettuale torinese legato al materiale pedopornografico. La linea del silenzio Davanti al gup di Cuneo l’imputato ha scelto la linea del silenzio, a differenza di quanto fatto a Venezia, dove aveva rilasciato dichiarazioni spontanee ammettendo impulsi incontrollabili.
