Marco Savatteri: “L’arte è un volo che ricomincia ogni volta”
Marco Savatteri racconta dieci anni di “Il Risveglio degli Dei”, successo e riflessione su arte, mito e società.

Marco Savatteri, regista, autore, compositore e produttore, ha celebrato dieci anni di “Il Risveglio degli Dei”, un progetto che ha trasformato la Valle dei Templi ad Agrigento in un luogo di incontro tra mito e contemporaneità. L’opera, nata come performance immersiva, si è evoluta in un fenomeno culturale che coinvolge pubblico nazionale e internazionale, con numeri importanti su piattaforme digitali e un’esperienza teatrale unica. L’intervista al regista, che ha visto crescere il progetto insieme a sé, rivela un percorso artistico intenso, fatto di sacrifici, scoperte e una profonda riflessione su arte, identità e società.
Un’arte che vola e ricomincia
“All’arte gli anni di gioventù ma ogni volta ricomincio a volare”, dice Marco Savatteri, sintetizzando un’idea che ha guidato il suo lavoro per dieci anni. L’esperienza di “Il Risveglio degli Dei” non è solo un successo numerico, ma un’esperienza che ha trasformato il modo in cui il pubblico percepisce il teatro e la musica. L’idea di un’alba che diventa personaggio, un simbolo di rinnovamento e di domanda, ha reso lo spettacolo un evento unico, in grado di coinvolgere persone da ogni parte del mondo.
La scoperta più grande è stata comprendere che le risposte che cercavo erano a casa mia.
Dieci anni di lavoro, di sacrifici e di investimenti, hanno portato a un risultato che va oltre i numeri. “La distanza non sta nell’immaginazione, ma nella realizzazione”, spiega Savatteri, ricordando come l’opera sia cresciuta passo dopo passo, grazie al sostegno dell’Ente Parco e alla partecipazione sempre più attiva del pubblico. L’idea dell’alba, che è diventata un personaggio teatrale, è nata grazie a un’idea di Leonardo Guarneri, allora di CoopCulture, e ha trasformato lo spettacolo in un evento che si svolge in sincronia con il sole. Questo ha reso l’esperienza unica, un momento in cui il pubblico non solo assiste, ma vive un rito collettivo.
Un successo che va oltre i numeri
“Su Spotify adesso siamo ben oltre i duecentomila ascolti”, dice Savatteri, sorpreso e soddisfatto. Non è un musicista famoso, ma sa che il suo lavoro è stato ascoltato e reinterpretato in tutto il mondo. “Riceviamo cover da ogni parte del mondo”, spiega, sottolineando come il successo non sia solo un risultato oggettivo, ma un’esperienza condivisa. La partecipazione del pubblico, che si è trasformata in un’esperienza quasi rituale, ha reso lo spettacolo un evento che va oltre la semplice performance teatrale.
La partecipazione del pubblico è diventata quasi un rito collettivo.
“Mai come quest’anno abbiamo registrato la presenza di persone arrivate persino dal Sud America, dalla Cina e dalla Polonia”, racconta Savatteri, che vede nel successo un risultato che va oltre il semplice interesse per l’arte. L’esperienza di “Il Risveglio degli Dei” ha trasformato la Valle dei Templi in un luogo di incontro tra passato e presente, tra mito e realtà. L’opera non è solo un’esperienza teatrale, ma un invito a riflettere su temi universali come la guerra, la crisi ambientale e la tracotanza dell’uomo.
Un’arte che cerca risposte
“La domanda era questa: come posso, attraverso la mia musica e le mie parole, raccontare il mondo in cui credo, quello che vorrei e ciò che sono e sento?” dice Savatteri, rivelando la motivazione che lo ha spinto a creare “Il Risveglio degli Dei”. L’opera non è solo un racconto di miti antichi, ma una riflessione su temi contemporanei, come la perdita di una età dell’oro e la tracotanza dell’uomo. “La guerra di Troia diventa l’archetipo di questo sentire umano”, spiega, sottolineando come l’opera indaghi la decadenza e la perdita di una società che vuole volare come Icaro, ma finisce per precipitare.
Le risposte che cercavo erano a casa mia, nella Valle dei Templi.
“La scoperta più grande e sorprendente è stata comprendere che le risposte che cercavo fin da bambino erano a casa mia”, dice Savatteri, rivelando un momento di riflessione profonda. L’arte, per lui, non è solo un mezzo di espressione, ma un modo per cercare e trovare risposte a domande che riguardano l’identità, la società e la natura. “L’arte è un volo che ricomincia ogni volta”, conclude, sintetizzando un percorso che non si ferma, ma si rinnova.
