Iran vittima di terrorismo, Pezeshkian replica a Trump all’ONU
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian accusa gli Stati Uniti di terrorismo all’Onu, mentre la delegazione Usa lascia l’aula.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha accusato gli Stati Uniti di terrorismo durante il discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, sottolineando che l’Iran non si piegherà ai “bulli” che non rispettano il diritto internazionale. La delegazione americana, composta da un solo membro, ha lasciato l’aula dopo che Pezeshkian ha mostrato immagini dei bambini uccisi a scuola sotto le bombe americane, sostenendo che non avevano commesso alcun crimine. L’evento ha segnato un momento di tensione tra Washington e Teheran, con le relazioni in un punto di svolta dopo mesi di conflitti.
La risposta all’aggressione USA
Pezeshkian ha ribadito che l’Iran non è un aggressore e non ha mai scatenato una guerra, ma si difenderà. “Non chineremo mai la testa né ci piegheremo”, ha detto, rispondendo al presidente USA Donald Trump, che dallo stesso palco ha minacciato di “annientare” l’Iran. Il presidente iraniano ha sottolineato che le bombe atomiche e nucleari sono nelle mani di Israele, ma gli ispettori chiedono di venire in Iran, un tema che ha suscitato dibattito e tensioni. La posizione iraniana si basa su un chiaro rifiuto del linguaggio della forza e una volontà di dialogo senza condizioni.
Tensioni e nodi irrisolti
Le tensioni tra Iran e Stati Uniti si concentrano su diversi nodi, tra cui il controllo dello Stretto di Hormuz e il programma nucleare. Hormuz si sta rivelando il punto più difficile da sciogliere, insieme al tema del nucleare. Trump, da mesi, ha ripetuto che l’obiettivo della sua politica in Iran è impedire al paese di ottenere armi atomiche. Pezeshkian ha risposto con un chiaro “niente armi nucleari, ma nessuna limitazione allo sviluppo di nuove tecnologie nucleari pacifiche”, sottolineando i doppi standard esistenti. L’Iran non vuole un trattamento privilegiato, ma paritario, e ha chiesto un dialogo basato su rispetto reciproco.
La posizione iraniana si estende anche alla Palestina, dove Pezeshkian ha denunciato una “ferita aperta nella coscienza della comunità internazionale”. Ha sottolineato che una pace duratura è impossibile senza giustizia in Palestina, e ha chiesto che nel 21° secolo non si regredisca a un’epoca dominata dai potenti. La resistenza iraniana, ha ribadito, aumenterà di fronte ai bulli e alle sanzioni, come l’Operation Economic Outcast americana. L’Iran invita Washington a risolvere le sue questioni regionali all’interno della regione, senza diventare un “giocattolo” nelle mani di aggressori esterni.
La delegazione USA ha lasciato l’aula dopo che Pezeshkian ha mostrato le immagini dei bambini uccisi, un gesto che ha suscitato reazioni forti. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha commentato che il discorso iranese è stato “molto duro”, ma ha sottolineato l’importanza di un dialogo diplomatico. Nonostante le tensioni, si è verificato un incontro tra le due delegazioni, durante il quale l’Iran ha illustrato le condizioni per la riapertura dello Stretto di Hormuz, tra cui la revoca del blocco navale USA e lo sblocco dei beni congelati. L’incontro è stato descritto come positivo, ma senza svolta.
