Mafia, De Lucia: Cosa Nostra non ha un vertice ma è estremamente pericolosa
L’ex procuratore De Lucia spiega come Cosa Nostra si sta ristrutturando e il ruolo cruciale del 41-bis nel contrasto alla mafia.

Il procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia, ha rivelato durante un’audizione parlamentare a Roma che Cosa Nostra non ha più un vertice unico, ma rimane una delle organizzazioni criminali più pericolose in Italia. Secondo De Lucia, l’organizzazione mafiosa si è ristrutturata dopo la cattura di Matteo Messina Denaro, adottando una strategia diversa rispetto al passato. L’ex capo della mafia siciliana ha anche evidenziato come il sistema penitenziario italiano stia diventando un terreno fertile per la continuità del potere mafioso.
La strategia di Cosa Nostra si evolve
De Lucia ha spiegato che Cosa Nostra, pur non avendo un vertice centrale, mantiene una struttura orizzontale molto organizzata. Questa permette all’organizzazione di gestire i propri affari in modo efficiente, soprattutto attraverso il traffico di stupefacenti. L’ex capo mafioso ha anche sottolineato come la mafia siciliana abbia ripreso il controllo del mercato degli stupefacenti in Sicilia, grazie a un “brand” riconosciuto a livello internazionale. Questo ha favorito nuovi rapporti con organizzazioni criminali come la ‘ndrangheta e la mafia libanese, nonché con cartelli sudamericani.
La strategia di Cosa Nostra si è adattata al contesto attuale, sfruttando nuove tecnologie e relazioni esterne. De Lucia ha anche rilevato un aumento della violenza negli ultimi mesi a Palermo, diverso rispetto alle estorsioni “gentili” del passato. Questo cambiamento ha portato le autorità a interrogarsi sulle motivazioni dietro la nuova strategia mafiosa.
Il ruolo del 41-bis e i problemi delle carceri
Il procuratore ha sottolineato l’importanza del regime del 41-bis, che ha permesso di isolare i capi mafiosi e limitare il loro potere. Tuttavia, ha evidenziato un problema strutturale: molti soggetti mafiosi, non riconosciuti come capi, entrano in carcere con accesso a dispositivi di comunicazione. Questo consente alla mafia di continuare a gestire i propri affari anche da dentro le carceri. De Lucia ha criticato la mancanza di rigorosità da parte delle Direzioni distrettuali antimafia nel gestire il regime del 41-bis. Ha anche sottolineato che la capacità di continuare a comandare dall’interno delle carceri indebolisce la credibilità dello Stato, specialmente per le vittime di estorsione. Queste ultime, infatti, si sentono disorientate quando vedono che gli estorsori continuano a minacciare anche da dentro le celle.
Indagini e sequestri di beni
Le indagini in corso hanno portato all’individuazione di beni per circa 200 milioni di euro, secondo una stima della Guardia di Finanza. De Lucia ha rivelato che le autorità stanno lavorando per riportare parte di questi beni in Italia, anche se il processo è complesso. Le indagini si concentrano anche sui filoni esteri, in collaborazione con sette Stati e autorità giudiziarie internazionali. Le operazioni di repressione mirate a colpire l’organizzazione in modo contemporaneo e diversificato hanno avuto successo, come dimostrato dall’arresto di 181 appartenenti a Cosa Nostra nell’11 febbraio 2025. Tuttavia, De Lucia ha riconosciuto che il problema persiste, e che la mafia si sta adattando alle nuove tecnologie e alle nuove strategie di contrasto.
