L’informazione in evoluzione: i direttori raccontano la rivoluzione digitale e il ruolo della Rai

I direttori di Affaritaliani, Rai e La Piazza analizzano il cambiamento dell’informazione e il ruolo della Rai nel digitale.

Direttori di media e testate raccontano come sta cambiando l’informazione e il ruolo della Rai nel digitale
Direttori di media e testate raccontano come sta cambiando l’informazione e il ruolo della Rai nel digitale

Il 29 agosto 2026, a La Piazza, i direttori di Affaritaliani, Rai e altre testate hanno discusso il cambiamento dell’informazione in Italia, partendo da una rivoluzione digitale che ha trasformato il modo in cui si consuma il contenuto. Tra i partecipanti, Marco Scotti, direttore di Affaritaliani, Francesco Giorgino, direttore dell’Ufficio Studi Rai, Angelo Mellone, direttore del Day Time Rai, e Gian Marco Chiocci, direttore del Tg1. L’evento, condotto da Mimmo Mazza, direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, ha visto un confronto su come l’informazione si sta adattando ai nuovi linguaggi e alle nuove generazioni.

La rivoluzione digitale e il ruolo della Rai

Scotti ha sottolineato come Affaritaliani, il primo quotidiano interamente online, abbia segnato una svolta nel mondo dell’informazione. «Il primo quotidiano interamente online è il nostro, ed è una piccola coccarda di cui ci pregiamo ogni giorno», ha detto. Trent’anni fa, il giornale era cartaceo, si andava in edicola, e si vendevano centinaia di migliaia di copie al giorno. Oggi, con l’arrivo di internet e dei social media, il modo di comunicare è cambiato radicalmente. «Prima Facebook, poi Instagram, TikTok, X: ci impongono di cambiare ancora una volta il passo, di cambiare i linguaggi che utilizziamo e soprattutto i pubblici a cui ci rivolgiamo», ha aggiunto Scotti.

Giorgino ha sottolineato l’importanza di distinguere tra informazione e comunicazione. «Da un punto di vista scientifico e accademico è assai opportuno tenere sempre distinte e distanti le due situazioni, perché spesso si fa una grande confusione: viene scambiato per informazione ciò che è frutto di strategie di comunicazione, in alcuni casi persino di marketing, e questo inevitabilmente genera una qualche forma di distorsione», ha detto. Per Giorgino, la Rai è la principale industria culturale del Paese. «Soffro moltissimo nel leggere i giornali quando si occupano della Rai rappresentandola come un’azienda in difficoltà. Come tutte le grandi aziende ci sono problemi e ogni tanto distorsioni, ma non dimentichiamo che siamo noi a portare avanti, con grande determinazione e grande fatica, l’idea del servizio pubblico radiotelevisivo e multimediale», ha sottolineato.

Un canale per raccontare l’identità italiana

Angelo Mellone ha presentato il progetto del canale Italiana, che sarà lanciato il 1° ottobre. «Sono giorni che siamo oggetto di polemiche perché abbiamo osato lanciare, per il 1° ottobre, un canale che si chiamerà Italiana — canale 57 del digitale, guardatevelo tutti — dedicato al racconto della nostra identità e dei nostri territori», ha detto. Mellone ha spiegato che il canale mira a unire cultura, intrattenimento e divulgazione, e a far conoscere l’Italia ai suoi stessi cittadini. «L’Italia è sempre plurale. Il nostro concittadino, il grande poeta Leonida, quando fu esiliato da Taranto all’arrivo dei romani disse: fuggo con grande dolore, vado via dall’Italia — e per i greci l’Italia era l’insieme delle colonie magnogreche. Noi siamo eredi di queste e di tante tradizioni che si sommano, si sedimentano, si compenetrano. L’Italia è questa», ha concluso.

Chiocci, infine, ha parlato del successo del Tg1 sui social. «Siamo stati precursori, insieme a tutta la Rai, nel portare il servizio pubblico là dove tanta gente, tanti giovani soprattutto, non ci guardava più. Siamo nati due anni fa sui social e oggi siamo primi in assoluto nelle classifiche: solo in questo primo semestre due miliardi di visualizzazioni, arriveremo a quattro miliardi a fine anno», ha detto. «Il Tg1 resta il telegiornale degli italiani, gli ascolti vanno molto bene e ci caratterizziamo per tantissimi scoop: un giornalismo attivo, adatto ai tempi», ha concluso.

La Rai non è solo un’azienda, ma un bene comune che deve essere protetto.

Il Tg1 è diventato un simbolo di credibilità e di attenzione al pubblico.