L’atletica italiana si espande: un piccolo mappamondo di talenti e territori
L’atletica italiana si espande con successi e diversità, tra talenti locali e sfide future.

L’atletica italiana si presenta come un piccolo mappamondo, dove talenti e territori si mescolano in una rete di successi e sfide. Dopo un’edizione straordinaria degli Europei di Birmingham 2026, l’Italia ha conquistato 10 ori, 6 argenti e 6 bronzi, con un bilancio simile a due anni fa, ma con una distribuzione geografica e culturale diversa. Tra i protagonisti, Lorenzo Benati ha vinto la staffetta 4×400 metri, mentre Mohammed Soudassi, nato in Marocco e in Italia, ha conquistato la medaglia con una crescita impetuosa di 2 secondi in una stagione. L’atletica italiana, a differenza del calcio, si basa su un decentramento virtuoso che permette ai talenti di svilupparsi nel loro ambiente.
Un’atletica multietnica e territoriale
Il medagliere azzurro è una carta d’identità di impronta multietnica, con atleti provenienti da diversi Paesi. Larissa Iapichino, ad esempio, ha citato la famiglia inglese di sua madre, mentre Dariya Derkach, triplista d’oro, è arrivata in Italia dall’Ucraina. Andy Diaz, nato a Cuba, e Zane Weir, cresciuto in Sudafrica, rappresentano una diversità che si riflette anche nei luoghi di allenamento. Soudassi, ad esempio, si allena a Solarino, Siracusa, con Pasquale Aparo, e vive ad Avola, in Sicilia. Questa distribuzione geografica, però, solleva domande su una sbilanciata distribuzione delle medaglie a scapito del Meridione. La crescita di Soudassi è stata impetuosa: 2 secondi in una stagione. L’atleta, poco più di un ragazzino, ha corso la terza frazione della 4×400 metri da veterano, dimostrando una maturità e una capacità tattica che sorprende. Il suo successo è un esempio di come il decentramento possa portare risultati straordinari, anche in un settore dove il talento è spesso concentrato in pochi centri.
Un sistema di reclutamento decentralizzato
La Fidal, guidata da Stefano Mei e Antonio La Torre, ha investito in un modello di reclutamento ramificato nel territorio, permettendo agli atleti di rimanere nel loro ambiente e costruirsi un supporto economico e tecnico. Dietro i 30 atleti e atlete a medaglia ci sono 27 allenatori diversi, con una rete che ha prodotto un grande ricambio. Solo 11 atleti su 30 erano saliti sul podio anche a Roma due anni fa, dimostrando come il decentramento abbia dato risultati significativi.
Il successo di Soudassi non è un caso isolato. L’atletica italiana si sta sviluppando in modo diverso rispetto a sport come il calcio, dove il talento è spesso concentrato in pochi centri. La crescita di atleti come Coiro, che ha riscritto gli 800 metri italiani 46 anni dopo Dorio, mostra come il decentramento possa portare risultati straordinari. La Fidal ha anche sostenuto l’atleta Soudassi, che ha corso la terza frazione della 4×400 metri da veterano, pur essendo poco più di un ragazzino.
Roma è in lizza con Londra, Nairobi e Monaco di Baviera per organizzare i Mondiali 2029 (o 2031). Il biglietto da visita del progetto italiano è fatto soprattutto dai 110 milioni di euro di soldi pubblici garantiti dal governo. Tuttavia, per dare un senso a questo investimento, l’atletica ha bisogno di tradurre i suoi grandi risultati in pratica diffusa, presenza a scuola, immaginario collettivo e rapporti più efficaci tra il mondo delle maratone e quello della pista. Il dopo trionfi di Tokyo da questo punto avrebbe sicuramente potuto dare di più. Un piccolo grande esempio: lo stadio Maradona di Napoli, dove il progetto di ristrutturazione prevede una vittima: la pista.
L’atletica italiana non è solo un risultato sportivo, ma un segnale di diversità e decentralizzazione. L’atletica italiana, con i suoi talenti locali e la sua capacità di reclutamento, si presenta come un piccolo mappamondo, dove ogni regione e ogni cultura ha la sua voce. Il futuro, però, richiede una maggiore diffusione e una maggiore popolarità, per far saltare, lanciare e correre sempre più italiani, in tutte le Italie possibili.
