Israele deve accettare la Palestina, chiedono 100 ex diplomatici
Ex diplomatici francesi e britannici chiedono azioni urgenti per spingere Israele ad accettare la Palestina come Stato.
100 ex diplomatici francesi e britannici hanno lanciato un appello urgente per spingere Israele ad accettare la Palestina come Stato, denunciando una politica di occupazione e distruzione che, a loro parere, cancella la Palestina sotto gli occhi del mondo. I firmatari, tra cui ex funzionari di alto livello, hanno chiesto misure concrete come divieti commerciali e di vendita di armi, nonché l’adozione di sette politiche specifiche per proteggere i diritti dei palestinesi. La lettera, indirizzata al presidente francese Emmanuel Macron e al primo ministro britannico Andy Burnham, abbandona il linguaggio diplomatico per accusare Israele di pulizia etnica e di mettere in pericolo la sua stessa sicurezza.
Occupazione e distruzione del territorio palestinese
Secondo i firmatari, la politica israeliana di occupazione e distruzione si estende non solo a Gaza, ma anche al Libano e alla Siria, con conseguenze devastanti per la popolazione palestinese. A Gaza, un milione di palestinesi è confinato nel 30% del loro territorio, affamato, privo di medicine e di alloggi. La lettera sottolinea che il governo israeliano cerca di distruggere ogni prospettiva di uno Stato palestinese indipendente, dimostrando disprezzo per la legge e per le decisioni delle istituzioni internazionali. La Palestina viene cancellata sotto i nostri occhi, affermano i diplomatici, che chiedono un intervento immediato per salvaguardare i diritti dei palestinesi.
La politica di occupazione e distruzione si estende anche a Gerusalemme Est e nella Cisgiordania, dove le demolizioni di case palestinesi e la violenza dei coloni, con la complicità dell’esercito e della polizia israeliani, equivalgono a una pulizia etnica. I firmatari sostengono che il riconoscimento della Palestina, ormai atteso da tempo, deve concretizzarsi con azioni urgenti a tutela del diritto all’autodeterminazione dei palestinesi. Il governo israeliano cerca di distruggere ogni prospettiva di uno Stato palestinese indipendente.
Sette misure richieste per proteggere i diritti
Gli ex diplomatici esortano i due Stati a adottare sette misure politiche specifiche: rispettare le decisioni della Corte internazionale di giustizia e della Corte penale internazionale; sospendere l’accordo di associazione UE-Israele e l’accordo commerciale e di partenariato Regno Unito-Israele per violazione delle disposizioni in materia di diritti umani; sospendere i trasferimenti di armi da e verso Israele e ogni forma di cooperazione militare bilaterale; insistere sull’accesso illimitato agli aiuti a Gaza, guidati dall’UNRWA e da altre agenzie ONU; vietare qualsiasi commercio con gli insediamenti; e rendere reato l’acquisto di proprietà su terre palestinesi rubate per i cittadini britannici e francesi.
La lettera, consegnata al Guardian e a Le Monde, viene pubblicata due giorni dopo che il Regno Unito e la Francia, insieme ad altri nove Paesi, hanno condannato la pubblicazione da parte del governo israeliano dei bandi di gara per il progetto di insediamento E1, affermando che le abitazioni proposte “allontaneranno ulteriormente Israele dalla pace e mineranno la sua reputazione internazionale”. Tale dichiarazione non conteneva alcuna minaccia esplicita di conseguenze, a parte un avvertimento alle imprese presenti nei rispettivi Paesi affinché non partecipassero alle gare d’appalto, poiché investire nella costruzione di un insediamento illegale potrebbe comportare ripercussioni legali e reputazionali.
Il ministro degli Esteri britannico, Ed Miliband, ha descritto i bandi di gara per 1.200 abitazioni che divideranno la Cisgiordania come una minaccia distruttiva alla fattibilità di una soluzione a due Stati e ha convocato la più alta diplomatica israeliana attualmente nel Regno Unito, l’incaricata d’affari Daniela Grudsky Ekstein. I diplomatici sperano che la loro lettera eserciti pressione su Macron e Burnham affinché impongano sanzioni specifiche a Israele, nel tentativo di mantenere viva la soluzione dei due Stati.
