Ines Geipel e l’Ostalgie: il passato oscuro che alimenta l’estrema destra
Ines Geipel denuncia il legame tra doping forzato e memoria storica in Germania, collegando il passato oscuro all’affermazione dell’AfD.

Una staffetta corsa 42 anni fa e i risultati elettorali della Sassonia-Anhalt di questi giorni sembrano distanti, ma condividono un legame profondo. Ines Geipel, scrittrice e docente universitaria, ha messo in luce come il passato oscuro della Germania Orientale, con il doping forzato e la manipolazione della verità, abbia creato un vuoto di memoria che alimenta l’affermazione dell’ultradestra. La sua analisi, presentata nel saggio Landschaft ohne Zeugen (Paesaggio senza testimoni, 2026), mette in luce come il silenzio forzato su due dittature consecutive e l’assimilazione rapida all’Ovest abbiano generato un disorientamento e una voragine di memoria collettiva.
La «fabbrica delle bugie»
La Repubblica Democratica Tedesca è stata una «fabbrica di bugie», afferma Geipel, dove lo sport fungeva da catalizzatore di una verità alternativa, trionfalistica che produceva prove contraffatte dell’efficienza del regime. Lo Sport Club Motor Jena, la vetrina dell’atletica leggera della DDR, era il laboratorio della velocità femminile, dove la 4×100 diventava propaganda e prova dell’efficienza del modello agonistico di Stato. Ines Geipel, nata a Dresda nel 1960, era parte di questa impresa. Ma non come protagonista, bensì come vittima.
Geipel, figlia di un alto ufficiale della Stasi che operava sotto copertura e nipote di due servitori delle SS, crebbe in un clima domestico di silenzi e menzogne. Fin da giovanissima, le stimolarono un approccio critico verso la politica del suo paese. Ritenuta un pericolo per la sicurezza nazionale, fu vittima di un attentato e fuggì a Ovest, stabilendosi a Darmstadt. Lì conseguì un master in filosofia e sociologia, diventando una voce libera e autorevole nel denunciare l’esperienza della DDR e le sue ricadute sull’attualità.
Il doping forzato e i corpi truccati
La staffetta 4×100 femminile, che fermò il cronometro a 42 secondi e 20 centesimi, era un record mondiale di società. Ma il nome di Geipel non compare nella lista ufficiale. Al suo posto c’è un asterisco, un simbolo che indica un’assenza e un invito a guardare più a fondo. Il doping forzato, chiamato 14.25, era un programma di trattamenti farmacologici sistematici con uso di ormoni steroidei e stimolanti, mascherati da vitamine. Circa 15 mila atleti, prevalentemente donne, vennero sottoposti a queste pratiche, con danni fisici e psicologici documentati.
Il Bundestag ha riconosciuto ufficialmente quegli atleti come vittime di un crimine di Stato. Per questo, Geipel ha scelto l’asterisco: il record non può sparire, ma quel simbolo rinvia al dovere di informarsi, capire e ricordare. I corpi truccati, i «soldati civili», le cui medaglie divoravano loro ossa, fegato, identità e salute mentale, sono un ricordo che non si è ancora affrontato apertamente. Il trauma non curato ha creato un «Muro nella mente». La Germania Orientale è descritta da Geipel come un «calderone di sofferenza». A distanza di oltre tre decenni dalla caduta del Muro, il trauma non è ancora stato apertamente affrontato e discusso. Il benessere materiale, le ottime infrastrutture e lo sforzo di equiparare le pensioni non hanno curato il trauma. Anzi, hanno creato un «Muro nella mente», un vuoto di consapevolezza che i giovani, non avendo vissuto la DDR, respirano attraverso il «non detto» dei genitori e dei nonni.
L’Ostalgie è sfruttata dall’ultradestra per costruire verità alternative. Questo disagio emotivo, un sentimento di umiliazione non spiegabile razionalmente, è stato sfruttato dall’AfD, che ha introdotto l’Ostalgie, un concetto che idealizza la DDR come luogo sicuro e rassicurante. Simboli come la Simson azzurra sono utilizzati per rafforzare il senso di identità e alimentare un’Ostalgie strumentalizzata. L’ultradestra, con il sostegno di leader come Ulrich Siegmund, ha sfruttato questa nostalgia per costruire ulteriori verità alternative, ignorando le responsabilità storiche.
Geipel, oggi, continua a correre, ma non per vincere, bensì per dare voce alle migliaia di vittime i cui corpi e menti sono stati «bruciati» dalla dittatura. Il suo asterisco accanto al record mondiale è un messaggio che dalla Sassonia-Anhalt vuole riecheggiare ovunque: finché non smantelleremo la «fabbrica delle bugie» e non guarderemo in faccia i traumi del passato, l’estrema
