A Hormuz si prevede una spartizione e un T.A.C.O di Trump
La situazione nello Stretto di Hormuz si evolve con la spartizione tra Iran e Oman e un possibile ritiro di Trump, in un contesto di crescente tensione geopolitica e pressioni economiche.

Lo Stretto di Hormuz, punto strategico per il commercio globale, si appresta a vivere un nuovo momento di tensione, con la spartizione del controllo tra Iran e Oman e un possibile ritiro di Trump, come previsto da analisti e osservatori. Il contesto si fa sempre più complesso, con un impatto diretto sull’economia globale e sulle relazioni tra Stati Uniti e alleati del Golfo. La situazione si sviluppa in un momento delicato per l’amministrazione americana, a pochi mesi dalle elezioni di mid-term.
La spartizione tra Iran e Oman
Secondo indiscrezioni trapelate tra le ambasciate a Mascate, gli emissari del Sultano dell’Oman hanno negoziato con i diplomatici iraniani e con i vertici delle Guardie Rivoluzionarie, in vista di una spartizione del controllo sullo Stretto. Il primo aspetto dell’intesa riguarda ‘principi condivisi e meccanismi operativi per la gestione del traffico in sicurezza nello Stretto di Hormuz, nel rispetto dei diritti di sovranità dei due Stati litoranei’. Il secondo aspetto prevede la suddivisione del traffico navale in due flussi, uno lungo la costa dell’Oman e l’altro nelle acque dell’Iran.
Questo accordo potrebbe aprire la strada a una collaborazione tra Oman e Iran, riducendo la dipendenza delle monarchie del Golfo da Washington. Il Ministero degli esteri iraniano ha indirettamente confermato le indiscrezioni, rafforzando l’ipotesi di una spartizione del controllo sullo Stretto. Questo scenario potrebbe anche convincere Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait e Qatar a non investire in infrastrutture alternative, come gasdotti e oleodotti che bypasserebbero Hormuz.
Le pressioni economiche su Trump
Il contesto economico si fa sempre più critico per l’amministrazione Trump. Il prezzo della benzina negli Stati Uniti ha superato i 4 dollari al gallone, mentre il tasso di interesse sui mutui immobiliari trentennali supera il 6,5-7%. Questi dati, uniti al tasso di interesse sulle obbligazioni decennali del Tesoro che si avvicina al 5%, creano un quadro finanziario preoccupante per l’economia americana. Queste pressioni economiche limitano fortemente le opzioni di Trump, costringendolo a considerare un ritiro strategico dal conflitto nello Stretto di Hormuz. La guerra ha già causato gravi perdite per le Forze Armate americane, con 14 soldati morti e 600 feriti. La scarsità di missili e la crescente insostenibilità economica rendono sempre più urgente una soluzione diplomatica.
Le conseguenze per gli alleati e l’Europa
La spartizione tra Iran e Oman e la possibile riconciliazione tra Washington e Teheran potrebbero indebolire l’alleanza tra Stati Uniti e monarchie sunnite. L’accordo nucleare civile tra America e Arabia Saudita, che non include la clausola sull’arricchimento dell’uranio, ha già creato tensioni con Israele e ha messo a rischio la fiducia tra Washington e i suoi alleati nel Golfo. Per l’Europa, il tentativo di creare una coalizione per garantire la sicurezza del traffico nello Stretto sembra sempre più inutile. La reazione di Trump alla multa di 890 milioni di euro impostagli dall’Unione Europea su Google ha ulteriormente allontanato le relazioni transatlantiche. Tuttavia, l’Europa potrebbe trovare il coraggio di contrapporsi a Trump, come hanno fatto Cina, Canada e Brasile.
