Gioielliere di Oderzo minacciato da banditi: «Non ho reagito, avevo paura di morire come mio nonno»

Gioielliere minacciato da banditi a Oderzo: ricordo di nonno ucciso in rapina ha frenato reazione

Gioielliere minacciato da banditi a Oderzo, ricorda tragica storia del nonno ucciso in rapina
Gioielliere minacciato da banditi a Oderzo, ricorda tragica storia del nonno ucciso in rapina

Il gioielliere Marco Corona, titolare della rinomata Gioielleria Corona a Oderzo, ha vissuto un’esperienza traumatica alle 3.30 di notte, quando quattro banditi hanno forzato la porta blindata del suo negozio e lo hanno minacciato con un piede di porco e un cacciavite. Nonostante l’urgenza del momento, il commerciante non ha reagito, temendo di fare la stessa fine del nonno, ucciso durante una rapina nel 1951. L’episodio, avvenuto nel cuore storico della città, ha suscitato preoccupazione nella comunità e ha messo in luce la delicatezza del tema della sicurezza nel settore dei gioielli.

Un attacco ben organizzato e una scelta di non reagire

La rapina, che ha visto i banditi entrare in azione con una tecnica già vista in precedenti episodi, ha iniziato con l’uso di un estintore a polvere per creare confusione all’interno del negozio. I malviventi, ben travisati e apparentemente preparati, si sono concentrati sulle vetrine, sottraendo collane, orecchini, anelli e parure di alto valore. La precisione e la destrezza dimostrata suggeriscono una conoscenza approfondita dei sistemi di chiusura e dei luoghi. Marco Corona, avvisato dalla vigilanza, è sceso immediatamente, urlando ai banditi di andarsene, ma non ha tentato di fermarli, temendo di finire come il nonno.

Nonostante l’istinto di difendere il lavoro, il ricordo del nonno lo ha frenato. Il gioielliere ha riferito di aver provato a contrastarli, ma il pensiero di ciò che era accaduto a suo nonno lo ha bloccato. L’episodio ha messo in luce un legame profondo con il passato, che ha guidato la sua decisione di non reagire.

Un legame di famiglia con il passato

La storia del gioielliere è legata a un evento drammatico che ha segnato la sua famiglia. Il nonno paterno, papà di Marco, fu ucciso da banditi durante una rapina nel 1951. «È prevalsa la ragione – afferma Marco – soprattutto è prevalso il ricordo di ciò che è accaduto nella nostra famiglia quando, nel 1951, mio nonno paterno, papà di mio padre Bruno, venne ucciso da dei banditi che gli spararono». L’episodio ha lasciato un’impronta profonda, tanto che il gioielliere ha scelto di non reagire, pur avendo l’istinto di difendere il suo lavoro.

La banda, composta da quattro persone, ha agito con estrema rapidità, sottraendo preziosi di marchi importanti e muovendosi con una strategia mirata a evitare l’intervento delle forze dell’ordine. Dopo aver completato il furto, i banditi hanno lasciato il negozio, utilizzando una Mercedes parcheggiata proprio di fronte. Marco Corona, che ha un passato da rugbista, ha riferito di aver provato a contrastarli, ma il ricordo del nonno lo ha frenato. La rapina ha messo in luce un aspetto delicato: tra i gioielli trafugati ci sono pezzi d’arte orafa disegnati dal papà di Marco. L’evento ha suscitato amarezza non solo per la perdita materiale, ma anche per la violazione del lavoro e della tradizione familiare. Il gioielliere, però, non ha perso la speranza: «Siamo in attesa dei risultati delle indagini e speriamo che i responsabili vengano identificati e consegnati alla giustizia», ha concluso.

I carabinieri della Tenenza opitergina stanno indagando a tutto campo per ricostruire l’esatta via di fuga della Mercedes e identificare i componenti della banda. L’intera giornata è stata dedicata agli accertamenti e all’inventario dei beni sottratti. La videosorveglianza, attiva in tutta la zona, sarà analizzata per cercare eventuali testimonianze o elementi utili. La comunità di Oderzo, particolarmente sensibile al tema della sicurezza, ha espresso preoccupazione per l’episodio, che ha colpito un luogo simbolo della città.