La Germania chiede all’Italia e ad altri paesi di riprendere i 12 mila “dublinanti” in arrivo
La Germania chiede all’Italia e ad altri paesi dell’Unione Europea di riprendere i 12 mila migranti “dublinanti” in arrivo, in un contesto di tensioni sull’immigrazione.

La Germania ha chiesto all’Italia e ad altri paesi dell’Unione Europea di riprendere i 12 mila “dublinanti” in arrivo sul suo territorio, un numero che ha suscitato dibattito e tensioni all’interno del sistema europeo. I migranti, noti come “dublinanti”, sono coloro che, in base alla riforma del diritto d’asilo, dovrebbero tornare nel paese di primo arrivo, ovvero in Italia, Grecia, Spagna o in altri Stati membri dell’Unione Europea. La richiesta tedesca, in un contesto di crescente pressione sull’immigrazione, ha suscitato reazioni e preoccupazioni, soprattutto in un momento in cui il governo italiano, guidato da Giorgia Meloni, ha espresso una posizione chiara e ferma sull’argomento.
La moratoria e il ritorno dei migranti
La Germania ha registrato 11.745 migranti “dublinanti” arrivati sul suo territorio nei primi sei mesi del 2026, di cui 7.591 confermati come richiedenti asilo provenienti da paesi di primo approdo. Questi migranti, spesso in cerca di lavoro o di diritti più garantiti, si spostano da un paese all’altro, ma non sempre rispettano le regole. La moratoria, sottoscritta da Roma e Berlino, aveva previsto un blocco dei trasferimenti fino a dicembre 2025, ma il ministero dell’Interno italiano, guidato da Matteo Piantedosi, ha sottolineato che il periodo scade a giugno 2026, nel momento in cui è stato firmato il documento sulla riforma del diritto d’asilo.
Secondo il ministero, i tedeschi dovrebbero tenersi i loro dublinanti perché alcune organizzazioni non governative che li salvano in mare battono bandiera tedesca. In attesa di scoprire che valore giuridico abbia questa affermazione, la Germania si aspetta che i “dublinanti” arrivati da gennaio del 2026 siano tutti trasferibili nei Paesi di primo approdo, Italia inclusa.
Le regole di Dublino e il nuovo patto UE
Le regole di Dublino, che attribuivano la responsabilità del migrante al paese di primo arrivo, sono state modificate con il patto UE sulle migrazioni e l’asilo entrato in vigore il 12 giugno 2026. Il principio di base resta invariato: la responsabilità del migrante ricade sul paese di primo arrivo. L’Italia, che aveva insistito per anni sui ricollocamenti obbligatori senza mai ottenere risultati, ha accettato il nuovo patto in una logica di pacchetto, senza menzionare esplicitamente i ricollocamenti obbligatori.
Il patto, composto da una decina di testi, include l’Asylum and Migration Management Regulation (Ammr), che rafforza le norme relative ai casi in cui i richiedenti asilo si spostano senza autorizzazione da uno Stato membro all’altro. Secondo le nuove norme, lo Stato membro responsabile del migrante viene indicato nel sistema Eurodac. Se il richiedente si allontana senza permesso e si reca in un altro Stato membro, il suo rimpatrio può avvenire con una procedura più semplice e rapida. Lo Stato membro in cui la persona si trova senza alcun motivo legale può notificare allo Stato membro responsabile, utilizzando un modulo standard e allegando prove e indizi, e, dopo aver notificato la persona interessata, procedere rapidamente con la decisione di trasferirla allo Stato membro responsabile. Le nuove norme sono ormai legge UE: se non vengono rispettate, la Commissione può avviare procedure d’infrazione, che possono comportare condanne a pene pecuniarie.
Il primo caso segnalato è quello della cittadina somala Abdirisaq Warsame, arrivata in Assia a fine marzo. Per lei il ritorno in Italia è fissato per il 19 agosto. La notizia del primo trasferimento di un “dublinante” in Italia dopo quattro anni di “no” di Meloni è rimbalzata sui principali giornali tedeschi come la Bild e la Süddeutsche Zeitung. Mentre in Germania il cancelliere Friedrich Merz pensa così di fermare l’ascesa dell’Afd: in tre land dell’Est si vota a settembre.
La Germania ha registrato 11.745 migranti “dublinanti” in sei mesi, di cui 7.591 confermati come richiedenti asilo.
La moratoria è scaduta a giugno 2026, nel momento in cui è stato firmato il documento sulla riforma del diritto d’asilo.
