Una donna ragusana salva grazie alla Polaria dopo anni di violenze in Egitto
Una donna ragusana ha trovato aiuto grazie alla Polaria dopo anni di maltrattamenti in Egitto, salvata all’aeroporto di Palermo.

Una donna ragusana, vittima di anni di violenze e maltrattamenti da parte del marito in Egitto, ha trovato aiuto grazie all’intervento della Polaria e alla collaborazione con la zia, che vive in Francia. La donna, portata in una casa protetta, è stata salvata all’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo, dove gli agenti hanno intercettato il marito e hanno denunciato entrambi per maltrattamenti in famiglia e resistenza a pubblico ufficiale. L’episodio, avvenuto tra il 29 e il 30 agosto 2026, ha visto la donna utilizzare un segnale convenzionale per chiedere aiuto: le quattro dita di una mano chiuse, un gesto che ha permesso ai poliziotti di identificarla e intervenire.
Violenze e segregazione in Egitto
La donna ha raccontato di essersi sposata più di dieci anni fa e di aver vissuto in Egitto con il marito, dove ha iniziato a subire violenze fisiche e psicologiche. Picchiata per ogni errore commesso, non poteva utilizzare il telefono, era costretta a uscire solo con il marito e non aveva accesso al lavoro. Non aveva denaro e veniva costretta a rapporti sessuali anche contro la sua volontà. La situazione si è aggravata quando il marito ha deciso di cederla in moglie a un altro uomo in cambio di denaro. La donna, però, ha trovato il coraggio di fuggire e ha chiesto aiuto alla zia, che vive in Francia.
La donna ha utilizzato rete Wi-Fi pubbliche o gratuite per comunicare con la zia, poiché non aveva i soldi per comprare le ricariche. La sua decisione di fuggire è stata determinata anche dal rischio di essere ceduta in moglie a un altro uomo. La zia, allertata dalle sofferenze della nipote, ha contattato la polizia, che ha coordinato l’operazione in modo rapido e efficace.
Intervento della Polaria e supporto alle autorità
L’azione è stata supportata dalla Procura di Palermo e ha portato all’arrivo della donna all’aeroporto Falcone Borsellino, dove gli agenti hanno identificato il marito e hanno iniziato le procedure di denuncia. La donna, accompagnata da un medico dello scalo e successivamente all’ospedale Policlinico di Palermo, ha subito visite mediche che hanno confermato i segni delle violenze subite. Gli inquirenti, coordinati dal procuratore Maurizio de Lucia e dal dipartimento Fasce deboli, hanno ascoltato la vittima in ambiente protetto, alla presenza di una psicologa.
La donna ha raccontato di aver vissuto in Egitto per anni in condizioni di segregazione e violenza, senza alcun accesso al lavoro o al denaro. La sua storia rappresenta un caso emblematico di violenza domestica e di abuso, che ha visto la sua vittima trovare un’alternativa grazie a una rete di supporto e a un intervento tempestivo. La donna, ora in una casa protetta, riceverà supporto psicologico e legale per ricostruire la sua vita. L’intero processo ha visto la collaborazione tra la Polaria, la polizia e le autorità locali, che hanno garantito la sua sicurezza e la sua protezione. L’episodio ha suscitato un forte interesse e una reazione immediata da parte delle autorità e dei media, dimostrando l’importanza di un sistema di supporto efficace e reattivo.
