Diageo chiude la sede di Milano e licenzia 96 su 127 dipendenti
Diageo chiude la sede di Milano e licenzia 96 su 127 dipendenti. La multinazionale britannica smantella la sua presenza in Italia, spostando le attività in Paesi con costo del lavoro inferiore.

La multinazionale britannica Diageo, proprietaria di marchi iconici come Guinness, Baileys, Smirnoff, Gordon’s e Johnnie Walker, ha annunciato il 13 luglio l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per 96 dei 127 dipendenti della sua sede di Milano. La decisione, che equivale alla dismissione della sede milanese e alla fine della presenza in Italia del gruppo, ha suscitato forti reazioni da parte dei sindacati e dei lavoratori. La multinazionale ha già concentrato una parte rilevante dei servizi amministrativi e gestionali in un hub a Budapest, spostando le attività direzionali e gestionali verso Paesi con un costo del lavoro inferiore.
La strategia di Diageo prevede una riallocazione geografica delle funzioni aziendali a livello europeo, con l’Italia considerata esclusivamente come un “mercato di sbocco” da cui prosciugare profitti. Secondo la Stampa, il disimpegno dall’Italia rientra in questa strategia. Anche dipendenti assunti nell’ultimo anno o ancora in periodo di prova sono stati coinvolti nella procedura di licenziamento. La multinazionale ha già dismesso lo storico stabilimento produttivo di Santa Vittoria d’Alba, cedendolo al gruppo NewPrinces, e trasferito la sede del gruppo da Torino a Milano. A pochissimi mesi dal completamento del trasferimento, la multinazionale ha deciso di smantellare la sua presenza nel nostro Paese.
Le reazioni del sindacato
Il segretario generale della Uila Lombardia, Alberto Donferri, ha definito inaccettabile che una multinazionale che continua a registrare importanti risultati economici nel Paese consideri l’Italia solo come un “bancomat da prosciugare e poi abbandonare”. “Oggi Diageo pretende di buttare sulla strada 96 famiglie su 127 a Milano per delocalizzare dove il lavoro costa meno”, ha affermato. “Gli andamenti di Diageo in Italia sono del tutto soddisfacenti e positivi sia in termini di volumi che di valore – ha sottolineato il sindacato – ma la strategia aziendale non tiene conto del valore del lavoro e del territorio italiano”.
I tentativi aziendali di presentare ‘piani sociali’ di facciata sono stati giudicati insufficienti e bocciati dalle assemblee dei lavoratori. Le proposte avanzate dall’azienda sono state respinte dalle assemblee dei dipendenti di venerdì 24 luglio, che hanno proclamato lo stato di agitazione e dato mandato al sindacato per avviare immediate iniziative di mobilitazione. La ripresa della trattativa è stata fissata per il 29 luglio nella sede di Assolombarda.
Un dibattito su lavoro e investimenti
La decisione di Diageo ha suscitato un forte dibattito su come le multinazionali possano continuare a registrare profitti senza investire nel Paese in cui operano. Il sindacato ha sottolineato che la strategia aziendale non tiene conto del valore del lavoro e del territorio italiano. “I tentativi aziendali di presentare ‘piani sociali’ di facciata – ha aggiunto – sono stati giudicati insufficienti e bocciati dalle assemblee dei lavoratori”. La multinazionale ha già concentrato una parte rilevante dei servizi amministrativi e gestionali in un hub a Budapest e si sta affidando a partner e società terze per le attività non ancora trasferite.
