Delitto di Garlasco, l’impronta 33 e le 15 minuzie: le contestazioni di Andrea Sempio

L’impronta 33 e le 15 minuzie dattiloscopiche sono al centro dell’indagine su Garlasco. Andrea Sempio contesta l’attribuzione al proprio assistito.

Delitto di Garlasco, l’impronta 33 e le 15 minuzie: le contestazioni di Andrea Sempio
Delitto di Garlasco, l’impronta 33 e le 15 minuzie: le contestazioni di Andrea Sempio

Le contestazioni di Andrea Sempio sull’impronta 33

L’impronta 33, trovata sul muro della scala vicino al corpo di Chiara Poggi, è al centro dell’indagine della Procura di Pavia sul delitto di Garlasco. Gli investigatori ritengono che la traccia presenti sangue e che 15 minuzie dattiloscopiche, insieme ad alcune caratteristiche specifiche, consentano di ricondurla al palmo della mano destra di Andrea Sempio. La difesa, però, contesta entrambi i punti: l’attribuzione al proprio assistito e la presenza di sangue. Secondo l’ipotesi investigativa, l’assassino avrebbe lasciato l’impronta con una mano bagnata mentre si avvicinava al corpo.

La difesa sostiene che l’impronta non dimostra da sola un coinvolgimento nell’omicidio.

Le dichiarazioni di Marco Poggi e la posizione della difesa

Nel corso di un interrogatorio, Marco Poggi ha espresso la convinzione che Sempio non fosse coinvolto nell’omicidio della sorella. Quando la pubblico ministero gli ha riferito dell’attribuzione dell’impronta all’amico, ne ha contestato la rilevanza e ha ribadito la propria fiducia in lui. La notizia dell’attribuzione della traccia a Sempio era già circolata il 20 maggio 2025. Due giorni dopo, l’avvocato Tizzoni, legale della famiglia Poggi, aveva dichiarato al Corriere della Sera che l’impronta non dovesse essere considerata necessariamente decisiva. Fra le ragioni aveva indicato l’assenza di sangue secondo gli accertamenti precedenti e la possibilità che Marco e Sempio avessero percorso quelle scale in diverse occasioni.

Tizzoni aveva spiegato che Marco conservava la PlayStation e i videogiochi nella tavernetta. Su questo punto, durante Mattino 5, Panicucci ha mostrato alcune immagini dei locali e ha osservato di non avere individuato la console, ma soltanto alcuni giochi da tavolo. Nel programma è stata inoltre ricordata un’intercettazione del 6 giugno, nella quale Marco e suo padre avrebbero commentato con sorpresa le dichiarazioni del legale. Secondo quanto riferito in trasmissione, altri amici avrebbero confermato che la console si trovava in salotto, non nella tavernetta.

La difesa ha messo in discussione la posizione della console e la frequenza delle visite.

Le sostitute procuratrici De Stefano e Rizza hanno interrogato Marco anche sulla frequenza con cui Sempio si recava a casa sua e di Chiara. Marco avrebbe spiegato che, quando la sorella era presente, tendeva a giocare al computer nella propria stanza e che gli amici venivano invitati soprattutto quando la casa era libera. Ha raccontato di frequentare più spesso le abitazioni di Alessandro Biasibetti e Mattia Capra e di avere ospitato gli amici soltanto in alcune occasioni, quando non era possibile incontrarsi altrove. Secondo il ricordo riferito durante l’interrogatorio, Sempio sarebbe passato da casa sua qualche volta durante quell’estate, probabilmente a luglio.

Panicucci si è detta sorpresa da queste dichiarazioni, spiegando di avere immaginato una frequentazione molto più assidua fra Sempio e la famiglia Poggi. Secondo quanto riportato nella trasmissione, neppure Alberto Stasi avrebbe descritto visite particolarmente frequenti all’abitazione della fidanzata. In un’intercettazione con un’amica, risalente a pochi giorni dopo la diffusione della notizia sull’impronta, lo stesso Sempio avrebbe affermato di essere sceso lungo le scale soltanto poche volte.

La difesa ha anche sottolineato che, durante l’interrogatorio, Marco ha espresso fiducia in Sempio e ha contestato l’attribuzione dell’impronta. L’avvocato Lovati, presente davanti alla Procura di Pavia, ha respinto le contestazioni ed escluso di essere preoccupato per eventuali sviluppi relativi all’ipotesi di corruzione. Il legale ha dichiarato di avere lavorato per un anno sulla pratica e ha sostenuto che la cifra di 15 mila euro citata nella vicenda non fosse particolarmente elevata. Ha aggiunto di avere la coscienza tranquilla e di non temere indagini.

La difesa ha sottolineato la mancanza di prove decisive e la bassa importanza della cifra coinvolta.