Milo Infante denuncia errori nell’indagine di Garlasco: “Una sceneggiata”
Milo Infante svela errori nell’indagine di Garlasco: “Una sceneggiata” e chiede revisione.

Milo Infante, durante la puntata di martedì 27 ottobre 2026 di Verità Nascoste, ha dedicato gran parte del dibattito al caso di Garlasco, mettendo in luce errori e omissioni nell’indagine che portò alla condanna di Alberto Stasi. L’attore e giornalista ha sottolineato come la vecchia inchiesta sia piena di incongruenze, con operazioni eseguite sul computer di Stasi che non hanno lasciato tracce formali e una mancanza di documentazione che ha alimentato le critiche. Infante ha definito il caso “una sceneggiata”, sottolineando come la verità nascosta emerga ogni giorno e che il peggio potrebbe ancora arrivare.
Manomissione del computer e omissioni documentali
Infante ha ricordato come, subito dopo il delitto di Chiara Poggi, il computer di Stasi fosse stato trasferito su un supporto, ma non esistesse alcuna traccia formale o verbale di questa operazione. Ha elencato una serie di operazioni eseguite sul dispositivo nei giorni successivi, tra cui la copia di file, l’apertura di immagini e documenti, e l’uso di videogiochi, con un’effettiva distruzione del contenuto superiore al 75%. Secondo il giornalista, queste azioni non sono state registrate e hanno reso il caso ancora più oscuro. “C’è un limite alla decenza, che credo nell’indagine di Garlasco sia stato abbondantemente superato”, ha detto Infante, sottolineando come ogni giorno emerga una nuova verità.
La trasmissione ha anche ricordato l’affermazione dell’ex assessore alla Sicurezza Colli Vignarelli, che aveva visto persone entrare e uscire dall’auto di Stasi fuori da casa Poggi, mentre sbattevano i tappetini. Tuttavia, il brigadiere Pennini, oggi comandante, ha negato tutto, sostenendo che la macchina fosse chiusa a chiave e che Stasi fosse in caserma. Infante ha sottolineato come questa versione non corrisponda al vero, poiché i carabinieri avrebbero agito senza redigere un verbale obbligatorio.
La “Prova Cenerentola” e le critiche
Un ampio spazio della puntata è stato dedicato alla cosiddetta “Prova Cenerentola”, utilizzata dalla difesa di Andrea Sempio per dimostrare l’incompatibilità tra il suo piede e l’impronta trovata sulla scena del crimine. Infante ha paragonato questa prova al caso OJ Simpson e alla “prova del guanto”, che aveva avuto un peso decisivo nella sua uscita dal carcere. De Rensis ha ipotizzato che non si farà la prova della scarpetta in aula, ma potrebbe esserci una perizia. L’avvocato Gallo, legale di Massimo Lovati, ha criticato la mancanza di elementi scientifici e ha definito la prova “un processo penale al circo”.
Infante ha anche sottolineato come la difesa di Sempio abbia creato una sceneggiata, con prove che non hanno senso e che potrebbero presumere l’innocenza di Stasi. “Non c’è bisogno, il piede entra eccome”, ha detto con ironia, sottolineando come la difesa abbia usato una prova che non ha senso. La mancanza di impronte sulla porta della cantinetta ha alimentato ulteriori dubbi, con Infante che ha chiesto: “Ma perché avrebbe dovuto fare questo racconto?”.
