Dazi Usa fino al 12,5%: Cina e Ue reagiscono, Trump colpisce 60 Paesi
Trump impone nuovi dazi tra il 10% e il 12,5% su 60 Paesi. La Cina avverte contro le guerre commerciali, l’Ue chiede il rispetto degli impegni.

Nuovi dazi americani tra il 10% e il 12,5% entrano oggi in vigore, colpendo le importazioni provenienti da oltre 60 Paesi nel quadro di una nuova strategia tariffaria dell’amministrazione Trump. La misura, secondo quanto riferisce askanews, mira a contrastare il lavoro forzato, ma genera immediate reazioni dai principali partner commerciali globali: la Cina avverte che le guerre commerciali non favoriscono nessuno, mentre l’Unione europea chiede il rispetto degli impegni precedentemente assunti.
Le nuove aliquote, che oscillano appunto tra il 10% e il 12,5%, scattano alla scadenza delle tariffe precedenti in un provvedimento che interessa direttamente anche l’Italia, parte dell’Ue. La Cina, il partner commerciale più critico nei confronti della politica tariffaria americana, si trova ad affrontare l’aliquota più elevata, quella del 12,5%, mentre l’Unione europea è colpita dal 10%. La nuova architettura dei dazi rappresenta un cambiamento significativo nella gestione del commercio internazionale da parte di Washington.
La reazione di Pechino alle nuove tariffe
Il governo cinese ha manifestato una chiara contrarietà alla mossa americana, sottolineando una posizione consolidata nel dibattito commerciale internazionale. Secondo le dichiarazioni raccolte da askanews, la Cina sostiene che le guerre commerciali rappresentano uno strumento che non produce vantaggi per alcuno dei contendenti, invitando implicitamente a una riconsiderazione di questa strategia conflittuale.
La scelta di applicare l’aliquota massima alla Cina rispecchia le tensioni commerciali bilaterali di lunga data e la percezione americana di squilibri negli scambi. Pechino, tuttavia, non ha annunciato ritorsioni immediate, limitandosi per il momento a una comunicazione di principio contraria alle escalation tariffarie.
La posizione dell’Unione europea e l’accordo di Turnberry
L’Unione europea, pur ricevendo un’aliquota inferiore rispetto alla Cina (il 10% anziché il 12,5%), ha chiarito la propria posizione con riferimento all’accordo di Turnberry. Secondo askanews, Bruxelles ribadisce che le nuove tariffe devono rispettare gli impegni precedentemente sottoscritti nel quadro di quell’intesa, evidenziando come le modifiche unilaterali al regime tariffario potrebbero costituire una violazione dei patti commerciali consolidati.

L’Italia, come membro dell’Ue, risulta esposta ai dazi nella misura del 10%, una circostanza che interessa numerosi settori dell’economia nazionale, dalle manifatturiere ai prodotti agroalimentari. L’atteggiamento dell’Ue si caratterizza dunque per una protesta ferma ma ancora contenuta nei toni, focalizzata sulla difesa della legalità degli accordi commerciali internazionali.
Le nuove misure, entrate ufficialmente in vigore oggi, rappresentano una continuazione della politica di Trump volta a ristabilire quello che la Casa Bianca definisce come un regime commerciale più equo. Tuttavia, il provvedimento evidenzia anche le crescenti frizioni nel sistema commerciale globale e la capacità degli Stati Uniti di agire unilateralmente su questioni tariffarie senza necessità di consultazioni multilaterali.
La scadenza contemporanea dei dazi precedenti e l’attivazione di quelli nuovi crea un momento critico per le relazioni commerciali internazionali. Partner come Cina e Ue dovranno ora decidere se rispondere con contromisure o se optare per negoziati volti a ridimensionare l’impatto delle tariffe americane sulle proprie economie e sugli scambi bilaterali.
